Il Sovrano Ordine di Malta è nato per prendersi cura degli altri, come indigenti e migranti, senza escludere la possibilità di rendere le strutture sanitarie accoglienti, “rinnovando l’alleanza tra bellezza e salute”.
La bellezza nell’ambiente sanitario è rappresentata dalle fotografie di Massimo Listri, avendo come soggetto palazzi storici nel loro esterno e interno trasformando gli ospedali e gli ambulatori del Sovrano Militare Ordine di Malta in una sorta di uffici turistici o una succursale dell’ex ministero per i beni culturali, ora ministero della cultura.
La perfezione tecnica della fotografia diviene bellezza in luoghi asettici:dove viene a mancare il fascino dell’imperfezione solo un dipinto può comunicare.
Sempre meglio le fotografie del maestro Massimo Listri, raccolte in una pubblicazione, che le pareti bianche, se non addirittura scrostate; forse un dipinto comunicherebbe meglio la serenità e l’ottimismo di saloni deserti e sarebbero preferibili dei trompe-l’œil di artisti locali, piuttosto che imporre un unico fotografo per ogni luogo. Se il problema è il non pagare i diritti si può trovare una soluzione.
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“L’Arte si prende Cura. Architetture e prospettive di Massimo Listri nei luoghi di cura del S.M. Ordine di Malta”
Giulio Paolini è uno di quegli artisti non solo con una manualità, ma anche con una capacità nel disegno di descrivere il suo pensiero e nonostante ciò è più facile parlare di Canova e dintorni che di Paolini che cerca di lasciare libera interpretazione con qualche gesso, anche frantumato, cavalletto e drappo per sintetizzare l’Accademia e il suo superamento.
L’artista mostra il suo disegnare come parte integrante delle sue composizioni ambientali – site specific – realizzate o rielaborate per l’occasione, che guidano il visitatore attraverso un itinerario concettuale composto da diversi media – pittura, fotografia e scultura – creando uno spazio analitico e poetico dell’assemblaggio.
Il percorso espositivo inizia con l’opera Al di là (2022), una bandiera installata sul balcone posto al centro della facciata di Palazzo Carpegna e sul cui tessuto è riprodotta l’effige di una musa colta nell’attimo di lanciare alcune cornici nel cielo. Un’immagine che invita a varcare la soglia dell’esposizione e scoprire cosa si celi all’interno di quegli ambienti.
Sei installazioni capaci di sintetizzare una personale storia dell’Accademia, attraverso una riflessione mitico-filosofica di Paolini, indagando sul rapporto l’artista, l’opera, l’istituzione, il pubblico e il loro rapporto con la storia e mostrando il processo di sedimentazione trasparente del farsi dell’opera, in cui il passato rappresenta al tempo stesso il futuro della creazione artistica e la base stessa su cui si regge.
Visite guidate alla mostra in un tentativo di avvicinare il visitatore all’arte contemporanea, ma il risultato migliore è nell’illustrare la mostra del Canova
Nella prima sala al piano terra apre la mostra A come Accademia (I) (2010-23), che, come scrive lo stesso artista: “evoca una storia breve (qualche secolo!) volta ad affrontare proprio in questa sede gli aspetti più diversi ma concentrati in uno solo: quale cioè sia, sia stata o sarà, la ‘regola’ sempre taciuta e tuttora attuale per concepire o osservare un’opera d’arte. Il corpo di Sisifo (l’Artista) precipita al suolo (sul piano di lavoro) pronto a rinnovare la prova (l’opera) senza poter rinunciare all’impresa”. Nelle due sale successive sono esposte A come Accademia (II) (2023) e A come Accademia (III) (2023), due varianti dello stesso tema: tutte e tre le versioni occupano, infatti, superfici rettangolari di uguale dimensione. A come Accademia (II) riflette sul doppio e il frammento attraverso i calchi in gesso di una figura femminile, mentre A come Accademia (III) è caratterizzata da una dimensione teatrale, evocazione dell’atelier d’artista. Uscendo dalla terza sala e percorrendo il porticato, posto a fianco del giardino dell’Accademia e antecedente le colonne festonate che introducono la scala elicoidale di Francesco Borromini (artefice della ristrutturazione del palazzo tra il 1630 e il 1640), si incontra In cornice (2023), una statua femminile in gesso posta su una base e attorniata da un insieme di cornici disposte intorno alla figura e cadute al suolo. Solo una di esse, di formato maggiore, è fissata alla parete, l’unica a trovare posto nella sua corretta destinazione. Lasciando il porticato dell’Accademia e salendo al primo piano si giunge alla grande sala conferenze dove è allestito l’ultimo lavoro in mostra: Voyager (V) (1989-2023). Quest’opera consiste in un tecnigrafo portatile aperto e appeso a rovescio al centro del soffitto ligneo della sala, da cui cadono alcuni fogli trattenuti dallo stesso tecnigrafo. L’opera si pone in relazione diretta con lo spazio che la ospita poiché i fogli propongono riproduzioni fotografiche di dettagli delle pareti e dello stesso soffitto.
Ideata da Marco Tirelli e Antonella Soldaini Curata da Antonella Soldaini
Informazioni: +39.06.6798848 +39.06.6798850
dal martedì al sabato, dalle ore 10.00 alle ore 17.30 con visite accompagnate alle ore 10.00, 11.30, 13.00, 14.30 e 16.00
La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Gangemi Editore, con una presentazione di Marco Tirelli, un’intervista di Antonella Soldaini a Giulio Paolini e testi di Francesco Guzzetti, Giulio Paolini, Antonella Soldaini e Claudio Strinati.
È una strana mostra quella allestita negli spazi del Palazzo delle Esposizioni in collaborazione con il Museo Nazionale Romano, dove non si limita a portare all’attenzione del visitatore le sculture relegate da anni nei depositi, ma propone anche dei spericolati connubi tra le forme dell’antica Roma e il burlesque degli interventi contemporanei di Francesco Vezzoli, il tutto in un’ambientazione hollywoodiana.
Nel dare il benvenuto al visitatore sono state collocate, nella rotonda, sei grandi sagole luminose, dal corpo di antiche divinità e dalle effigi di dive contemporanee, a mostrare lo spirito della mostra con il suo essere loro stesse dei recuperi dell’iniziativa parigina “24hours Museum”, del 2012.
Schermi con scene di film di argomento “storico”, come Cabiria o Satyricon, Alberto Sordi in Mio figlio Nerone o Il gladiatore e altri ancora, fanno da fondale alle sculture che riemergono dall’oblio, magari non tutte, nelle quali poter incontrare i ritratti di imperatori, veneri e condottieri, in una mescolanza tra cultura classica (solenne, eterna) e cultura pop che potrebbe creare un po’ di confusione nel visitatore.
Un’esposizione che vaga tra l’archeologico con la testa di Medusa, di Alessandro Magno, del dio Marte ed il busto di Antinoo, o d’arte contemporanea, non solo per i 75 ex voto a forma di utero proposti come installazione, ma per le copie di busti con interventi pittorici pronti per una festa e le libere “ricostruzioni” di teste e sculture.
Un percorso espositivo tra arte contemporanea, archeologia e cinema differente dalla “semplice” proposta dei Depositi in mostra al Parco archeologico del Colosseo, che pone la domanda: quanto questa mostra ha l’impronta pop di Francesco Vezzoli o scientifica di Stéphane Verger (Direttore del Museo Nazionale Romano)?
Una mostra che potrebbe avere come sottotitolo le ultime righe della nuova canzone di Blanco e Mina, Un briciolo di allegria, Se non mi domando / Chi eravamo / Io non mi ricordo / Chi siamo.
Una cinquantina di artisti impegnati non solo nella pittura e nella scultura, ma anche in installazioni, in video e in diverse sfaccettature della comunicazione mediatica, avevano bisogno di un ampio luogo come quello l’ex fabbrica di porcellane Maison Demeuldre, con i suoi 3500 mq, per contenere i vari punti di vista su un tema così impegnativo capace di coinvolgere non solo i due terzi del globo terracqueo, ma anche la vita fuori dai mari e dagli oceani.
Un’iniziativa espositiva che è anche un laboratorio di idee, dove artisti e scienziati, come Noel Baker e Ermioni Dimitropoulou, provenienti da tutto il mondo hanno unito le forze per dare voce all’ambiente ed ai cambiamento climatici, contribuendo ad immaginare, con affreschi murali, esperienze visive e sonore, installazioni, eventi scenografici e conferenze, il futuro delle profondità marine.
Noel Baker, come scienziato e artista, ha contribuito con diversi dipinti, ispirati dalle conoscenze acquisite attraverso la sua ricerca, che la confronta quotidianamente con i fatti duri che tutti, in qualche modo, dobbiamo affrontare, mentre Ermioni Dimitropoulou ha collaborato con Rub.qbe (Gabriele Rossi) per proporre una riflessione sugli effetti nocivi delle navi da crociera con le loro emissioni di particelle fini ed altri composti organici volatili nell’ambiente.
L’arte urbana e da interni, per una mostra “immersiva”, capace di sensibilizzare il visitatore sulle questioni ecologiche e sui cambiamenti climatici, accolta in un incubatore culturale.
Dagli idilliaci volteggi delle meduse nel profondo blu al loro ingabbiamento, dalle serene realizzazioni pittoriche alle inquietanti decomposizioni, dove visioni fiabesche e distopiche si susseguono nei vari spazi di questo edificio di altri tempi.
Il video “Narcose – Narcosi” di Raphaël Bluzet invita a lasciasi trasportare da una meditazione guidata della durata di circa 12 minuti. Lo spettatore, sdraiato, è guidato dalle animazioni ipnotiche dell’oceano proiettate sul soffitto della stanza, offrendo un’esperienza meditativa con gli oceani e con le loro specie per sensibilizzare sulla fragilità di questo ecosistema. L’artista ha dipinto digitalmente la sua opera utilizzando tecniche di animazione immagine per immagine.
Olivier Coisne, con le sue meduse sospese (Jellyfish Sculpture), propone The Cube, un’opera realizzata con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico sul consumo di massa e portare avanti una valutazione sulla coscienza ecologica, al fine di preservare i nostri ecosistemi. Minacciosi in apparenza questi animali mistici, con movimenti aggraziati, sono una fonte di ispirazione per Olivier Coisne.
Camilla Ancilotto permette al visitatore di comporre e decomporre le sue opere pittoriche, su tre facce rotanti, che partono da raffigurazioni mitologiche o contemporanee per dare vita a delle visioni di altre realtà. Opere modulari policrome ispirate al Tangram, l’antico rompicapo cinese, per dar modo al visitatore di sperimentare le mutazioni.
Un vero e proprio viaggio, scandito dalla creatività mainstream e dalla scienza, di come i mutamenti climatici influenzeranno il globo terrestre e quanto ne subirà l’idrosfera.
Una mostra, quella di Bruxelles, con lo sguardo rivolto ai problemi ambientali, che contraddice Dieter Roelstraete, curatore della mostra “Everybody Talks About the Weather” alla Fondazione Prada di Venezia, l’affermazione avvenuta durante la trasmissione di Rai Radio 3 – A3 il formato dell’arte del 20 maggio, con la quale l’arte contemporanea, la cosiddetta mainstream, non si interessi ai cambiamenti climatici, confutandogli l’esclusiva alla mostra veneziana.
Anche Roma offre, negli spazi dell’Ex Cartiera Latina, un’occasione di riflessione sul Climate Change e sul rapporto che lega il Sapiens e l’ambiente naturale, esprimendo tutta la cecità ancora presente nell’uomo nei confronti dell’attuale situazione, con la mostra “Anthropos e Kainos”, promossa da Maria Rita Bassano Ferretti e Carlo Marchetti, coinvolgendo oltre cento artisti stranieri e italiani dell’interessante panorama romana.
È impossibile avere il monopolio sulle riflessioni dei cambiamenti climatici, tematiche che coinvolgono il futuro di tutti.
Mers & Océans Seas & Oceans Dal 20 aprile al 25 giugno 2023
Una mostra accogliente, consolatoria, con un’atmosfera d’altri tempi avulsa dai conflitti contemporanei, dove l’arte ha bisogno anche di questo per prendere respiro dagli affanni odierni.
Quello di Primarosa Cesarini Sforza non è un percorso nostalgico, malinconico, ma piuttosto chiave di interpretazione del suo essere costantemente nella contemporaneità, in ciò che è stata e che è circostante.
Disegni, dipinti, istallazioni, grafiche, ceramiche, libri d’artista capaci di avvolgere il visitatore tanto da sentir echeggiare, tra le opere esposte, le note di My Favorite Things, dove “le mie cose preferite” sono i lavori di Primarosa Cesarini Sforza capaci di scandire 50 anni di impegno artistico e di osservatrice dei tempi, sino alla rarefazione delle forme.
Opere come diario di viaggio, nel costante confronto con la materia che l’ha portata a sperimentare le più disparate tecniche e materiali per dare forma al suo processo creativo.
Teche e campane di vetro scelte per conservare, non più bambinelli o ex-voto di cera, ma fiori e rametti dell’infanzia, intrecci della memoria per fermare il ricordo, pronto per essere condiviso con altri occhi e reminescenze.
L’allestimento è una scomposizione critica per periodi che offrirà allo sguardo dei visitatori il lavoro incessante dell’artista che, solo visto nella sua interezza, dimostra tutta la sua compattezza intorno a queste due idee guida.
La mostra prevede anche inserti scritti in cui Cesarini Sforza racconterà la sua biografia, cataloghi degli anni newyorkesi, ma anche cataloghi e fotografie che mostreranno come i lavori dell’artista siano stati visti, ricercati ed apprezzati in molti paesi europei e nel mondo, a New Delhi, in Iran, a Istanbul, in Argentina.
Un percorso espositivo, quello scandito dalla carriera di Cesarini Sforza, capace di ramificarsi, collegarsi, intrecciare relazioni, dialogare con l’arte del suo tempo senza far venire meno la solidità della sua personale ricerca. Una mostra essenziale capace di offrire ai visitatori un esauriente spaccato di un lungo viaggio artistico che ha indagato con cura il suo tempo in ogni suo mutamento intimo e collettivo.
Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi via Nomentana, 70 Roma
A cura di Michela Becchis
Catalogo AIE Center for Contemporary Art
Informazioni: 060608 (tutti i giorni ore 9.00–19.00)
Magazine di Spunti & Riflessioni sugli accadimenti culturali e sociali per confrontarsi e crescere con gli Altri con delle rubriche dedicate a: Roma che vivi e desideri – Oltre Roma che va verso il Mediterranea e Oltre l’Occidente, nel Mondo LatinoAmericano e informando sui Percorsi Italiani – Altri di Noi – Multimedialità tra Fotografia e Video, Mostre & Musei, Musica e Cinema, Danza e Teatro Scaffale – Bei Gesti