Archivi categoria: Mostre

Levini e Salvatori: un dialogo artistico tra ironia e narrazione

Una cospicua porzione del macrocosmo ordinatamente caotico che ha da sempre contraddistinto il lavoro di Felice Levini (Roma, 1956) si dispiega nelle sale. La sua lettura ironica del sistema-mondo prende forma attraverso un intreccio di tele, carte, installazioni, sculture e dispositivi che si alternano senza soluzione di continuità. L’artista cattura la contemporaneità con pungente eleganza, in un’esposizione che si configura come un itinerario visivo denso di suggestioni e significati.

L’esposizione di Levini si pone in stretto dialogo con la mostra “Centuria” di Giuseppe Salvatori (Roma, 1955), allestita presso il Padiglione 9a dello stesso complesso espositivo. I due artisti, uniti da un lungo sodalizio professionale e umano, condividono un linguaggio artistico e poetico che ha attraversato decenni di ricerche e sperimentazioni. La loro collaborazione ha radici profonde: nel 1978, insieme ad altri artisti e scrittori del panorama romano, fondano il gruppo di S. Agata de’ Goti, e due anni più tardi vengono inseriti da Renato Barilli all’interno del movimento artistico dei Nuovi-Nuovi, in occasione della mostra presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Giuseppe Salvatori, nella sua mostra “Centuria”, ripercorre gli ultimi trent’anni della propria carriera, adottando la formula del ciclo narrativo per evitare la frammentazione dispersiva delle opere. Il suo lavoro si distingue per il forte legame con la letteratura classica e contemporanea, che si intreccia con un vissuto personale, trasfigurato in rappresentazioni pittoriche di grande intensità.

Fulcro della mostra è il ciclo “Centuria”, composto da centocinque ritratti che tracciano profili di figure emblematiche della vita dell’artista. In questo lavoro in progress, i motivi floreali si trasformano in volti, dando vita a un universo di incanti metafisici, sospeso tra reale e fantastico. La narrazione visiva si arricchisce di stratificazioni temporali e simboliche, conducendo lo spettatore in un viaggio tra sogno e memoria.

Attraverso le sale del Padiglione 9a, il pubblico può osservare l’evoluzione stilistica di Salvatori: dalle delicate stratificazioni di tempera e acrilico su tela de “La Gazza Ladra” (1990), alle soluzioni materiche più recenti come “Tre costumi per Fedra” (2024), realizzato con tempera vinilica e acrilico su tavola.

Le due mostre, pur presentando linguaggi e metodologie diverse, dialogano armoniosamente, restituendo un ritratto vivo e sfaccettato della contemporaneità artistica. Il MACRO dell’ex Mattatoio si conferma ancora una volta come spazio di incontro tra percorsi espressivi differenti, ma sempre poco propenso ad aprirsi agli “sconosciuti”, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e coinvolgente nel panorama dell’arte italiana.


FELICE LEVINI
PROGETTARE IL CAOS

Dal 19 febbraio al 21 aprile 2025

Macro – Mattatoio
Padiglione 9b
Roma

ingresso libero

A cura di Massimo Belli


GIUSEPPE SALVATORI
CENTURIA

Dal 19 febbraio al 21 aprile 2025

Macro – Mattatoio
Padiglione 9a
Roma

ingresso libero

A cura di Matteo Di Stefano


Abitare: Le Dimensioni Umane

Il filosofo Edgar Morin sostiene che l’essere umano separa una parte del mondo per modellarlo secondo la propria creatività, per costruire un rifugio protettivo permanente. Mentre il bisogno di possedere una dimora è permanente, è mutevole lo stile con cui ognuno, ogni gruppo la costruisce rendendola abitabile.

Il “fare casa” richiama non solo il bisogno del singolo individuo ma anche quello della comunità e diviene valore di accoglienza, di ascolto e dialogo con ogni diversità.

La necessità di “fare casa” si incontra con l’etica e a volte può persino sfuggire al linguaggio normativo della morale e delle istituzioni.

La mostra fotografica “Abitare: non solo casa” va dunque oltre la semplice definizione di casa come spazio fisico.

Attraverso una selezione di scatti di fotografi contemporanei, l’esposizione invita a riflettere sulle molteplici forme che l’abitare assume nella società contemporanea, dal rifugio intimo alla dimensione collettiva della città, fino ai territori del nomadismo e della precarietà.

Il percorso espositivo si snoda tra immagini che ritraggono interni domestici vissuti e personalizzati, paesaggi urbani in trasformazione e situazioni di marginalità, offrendo una visione ampia e articolata di cosa significhi avere (o non avere) un luogo da chiamare casa. Le fotografie non solo documentano, ma interpretano la realtà con un linguaggio visivo potente, capace di trasmettere emozioni e sollecitare interrogativi sul nostro rapporto con lo spazio abitativo.

Uno degli aspetti centrali della mostra è il confronto tra la stabilità della casa tradizionale e le nuove forme di abitare dettate da esigenze economiche, sociali e ambientali. Dai micro-appartamenti metropolitani agli spazi condivisi, dalle case mobili alle abitazioni di fortuna, la fotografia diventa un mezzo per raccontare la mutevolezza del vivere contemporaneo.

Parallelamente, l’esposizione si sofferma sull’abitare come esperienza personale e intima, rivelando storie di individui e famiglie attraverso ritratti ambientati che esprimono identità, appartenenza e memoria. Ogni scatto è un frammento di vita, un’indagine visiva sul modo in cui costruiamo e trasformiamo gli spazi che ci circondano.

“Abitare: non solo casa” si configura quindi come una mostra che va oltre la semplice rappresentazione di edifici e interni, per diventare un racconto corale sulla condizione umana e sulle molteplici modalità di abitare il mondo. Un’occasione per riscoprire, attraverso la fotografia, il valore simbolico e sociale del luogo in cui viviamo.

La mostra non si limita a esporre fotografie, ma offre anche l’occasione di riflettere su dove si abita


Abitare: non solo casa
Dal 18 marzo al 10 aprile 2025

Inaugurazione il 18 marzo dalle 16 alle 19

Città Metropolitana – Roma Capitale
Villa Altieri – Palazzo della Cultura e della Memoria Storica
Viale Manzoni, 47
Roma

Dal lunedì al giovedì 8-18 il venerdì 8 – 14
Se il cancello è chiuso, suonare al citofono

Sono presenti le fotografie di: Monica Barberini, Michele Biondi, Eleonora Del Brocco, Silvana Di Stefano, Marco Gianinazzi, István Stefan Gyalai, Gianleonardo Latini, Luigia Martelloni, Maria Pia Michieletto, Maria Luisa Paolillo, Olivier Paravel, Maria Luisa Passeri, Daniela Passi, Graziella Reggio, Barbara Schaefer, Arianna Tedesco, Victoria Thomen.

La foto dell’iniziativa è di Daniela Passi

Promossa dalla Fondazione MAGIS ETS
in collaborazione con Artisti Oltre i Confini
A cura di Gianleonardo Latini

Come arrivare:
Raggiungibile con Linea Metro A – Fermata Manzoni
Linee Autobus e Tram 3, 360, 590

Per informazioni e su appuntamento:
tel. + 39 06 69 700 32 – 3396656075


Mentre Munch urlava Hammershøi sussurrava

Nel 2025, due importanti mostre italiane mettono a confronto due giganti dell’arte nordica: Vilhelm Hammershøi e Edvard Munch. La prima, ospitata a Palazzo Roverella di Rovigo, è dedicata al maestro danese del silenzio e della luce. La seconda, allestita a Palazzo Bonaparte di Roma, esplora la tormentata visione interiore del celebre artista norvegese.

Dal 21 febbraio al 29 giugno 2025, la retrospettiva “Hammershøi e i pittori del silenzio” offre un’ampia panoramica sulla poetica dell’artista danese. Celebre per i suoi interni austeri, le figure solitarie e le tonalità monocrome, Hammershøi ha saputo trasformare il quotidiano in un’esperienza sospesa tra realtà e sogno. La mostra include oltre 100 opere, mettendo a confronto il suo stile con altri artisti che condivisero la sua sensibilità.

Questo evento si inserisce nel solco di altre importanti esposizioni dedicate all’artista, tra cui la memorabile mostra del 2008 alla Royal Academy of Arts di Londra. In quell’occasione, l’attenzione era focalizzata sul minimalismo emotivo e sull’uso della luce, aspetti che ritroviamo anche nella mostra di Rovigo. Tuttavia, la mostra italiana approfondisce ulteriormente il legame tra Hammershøi e altri pittori del suo tempo, offrendo un contesto più ampio alla sua produzione.

Parallelamente, dal 11 febbraio al 2 giugno 2025, la mostra “Munch. Il grido interiore” porta a Roma 100 capolavori provenienti dal Munch Museum di Oslo. L’esposizione traccia l’evoluzione del pittore norvegese, dal Simbolismo al primo Espressionismo, esplorando temi universali come la paura, l’amore, la malattia e la morte. Munch, a differenza di Hammershøi, esprime il suo tormento interiore con una tavolozza cromatica accesa e pennellate vibranti, come nel celebre “L’Urlo”.

Nonostante entrambi gli artisti appartengano al Nord Europa e abbiano vissuto lo stesso periodo storico, le loro opere e le relative esposizioni offrono esperienze molto diverse:

Hammershøi crea un mondo di silenzio e sospensione, mentre Munch esprime un’angoscia esistenziale intensa.

Hammershøi usa una palette sobria, con giochi di luce e ombra che evocano il mistero. Munch, invece, predilige colori vivaci e pennellate espressive, quasi violente.

Esperienza espositiva: A Rovigo si respira un’atmosfera meditativa, dove ogni quadro invita alla contemplazione. A Roma, la mostra di Munch offre un percorso emotivamente forte, con opere che scuotono lo spettatore.

Queste due mostre rappresentano un’opportunità unica per immergersi nell’arte nordica, esplorandone due anime opposte: da un lato, il minimalismo poetico di Hammershøi, dall’altro, la drammaticità viscerale di Munch. Per chi ha amato la retrospettiva di Hammershøi alla Royal Academy di Londra nel 2008, la mostra di Rovigo offre una nuova chiave di lettura, mentre l’esposizione su Munch a Roma si rivela un viaggio intenso nelle profondità dell’animo umano.


Vilhelm Hammershøi
Dal 21 febbraio 2025 al 29 giugno 2025

Palazzo Roverella
Rovigo

A cura di Paolo Bolpagni


Munch
Il grido interiore

Dall’11 febbraio al 2 giugno 2025

Palazzo Bonaparte
piazza Venezia, 5
Roma

A cura di Patricia G. Berman con la collaborazione scientifica di Costantino D’Orazio e del museo di Oslo

Produzione Arthemisia


Il Vaticano e l’arte contemporanea

Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano ha recentemente inaugurato “Conciliazione 5”, un nuovo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea, situato in via della Conciliazione 5 a Roma. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo nell’impegno della Santa Sede verso l’arte contemporanea, dopo la partecipazione con un proprio padiglione alla Biennale di Venezia.

“Conciliazione 5” è concepito come una “galleria su strada”, accessibile al pubblico 24 ore su 24, sette giorni su sette, permettendo a pellegrini e turisti di fruire delle opere esposte in qualsiasi momento. La curatela per il 2025 è affidata a Cristiana Perrella, con una programmazione che prevede la commissione di progetti a diversi artisti internazionali sul tema della speranza.

La mostra inaugurale, intitolata “Oltre il muro – Regina Coeli, Roma”, è stata realizzata dall’artista cinese Yan Pei-Ming. L’esposizione presenta 27 ritratti di grandi dimensioni raffiguranti detenuti, personale penitenziario, un medico, un sacerdote e volontari del carcere romano di Regina Coeli. Questo progetto offre visibilità a una parte della società spesso ignorata, invitando il pubblico a riflettere sulla realtà carceraria e sul senso di comunità.

La scelta di una “vetrina” come spazio espositivo non è una novità assoluta a Roma; esistono precedenti come l'”Edicola di Notte” a Trastevere, ideata dall’artista H.H. Lim, che da decenni espone singole opere in uno spazio ridotto. Tuttavia, “Conciliazione 5” offre un ambiente più ampio e luminoso, eliminando la sensazione di claustrofobia e integrandosi nel contesto urbano.

È importante notare che la fruizione delle opere attraverso una vetrina può presentare alcune sfide, come i riflessi causati dalla luce solare. Pertanto, le opere possono essere apprezzate al meglio in giornate nuvolose o durante le ore serali e notturne, quando l’illuminazione artificiale riduce i riflessi e permette una visione più chiara delle opere esposte.

Con “Conciliazione 5”, il Vaticano dimostra la volontà di dialogare con l’arte contemporanea, offrendo uno spazio innovativo che stimola la riflessione su temi sociali e spirituali, e promuovendo un’interazione continua tra arte, fede e società. Con questa iniziativa, il Vaticano ribadisce il suo interesse per l’arte come strumento di riflessione e di apertura, in un percorso che continua a intrecciare spiritualità e creatività.

Dove si abita tra le mura e la strada

Per secoli, la casa ha rappresentato il punto di arrivo di un percorso di stabilità sociale. Oggi, invece, è spesso il punto di partenza per cercare di migliorare la propria condizione di vita. Tuttavia, per molti, la casa resta un sogno irraggiungibile, mentre il concetto stesso di abitare si fa sempre più fluido, trasformandosi in un continuo adattamento a situazioni di emergenza e precarietà.
Questa mostra fotografica esplora le molteplici declinazioni dell’abitare, passando da un giaciglio improvvisato per chi vive ai margini della società, alle case famiglia che offrono protezione e calore, fino alle case popolari, espressione di un bisogno collettivo di sicurezza abitativa. Ma l’abitare oggi è anche segnato da criticità e speculazioni: la crisi abitativa, l’incremento degli affitti brevi e il conseguente sfruttamento immobiliare contribuiscono a rendere la casa sempre più un privilegio anziché un diritto.
Il percorso espositivo si sofferma inoltre su alternative e strategie per contrastare l’emergenza abitativa. I dormitori e le strutture di accoglienza rappresentano una prima ancora di salvezza per chi si trova senza casa, mentre forme di abitare condiviso come il cohousing e l’hosting aprono nuove prospettive di solidarietà e comunità.
Ma l’abitare non si esaurisce nelle mura di un edificio. Per molti, la terra stessa diventa casa, un rifugio alternativo rispetto agli ambienti urbani soffocanti. Il legame con la natura rappresenta un ritorno a una dimensione più essenziale dell’abitare, lontana dalle logiche di mercato e più vicina a un’idea di appartenenza e radicamento.
Attraverso gli scatti viene presentata la realtà dell’abitare con approcci diversi: alcuni fotografi adottano uno stile documentaristico per catturare con realismo le condizioni abitative di chi è in difficoltà, mentre altri reinterpretano il tema attraverso linguaggi visivi più evocativi, offrendo una visione onirica e simbolica.
La mostra è una versione modificata e arricchita di quella allestita a Lugano nel 2024, proponendo un percorso di riflessione che invita a interrogarsi su cosa significhi realmente avere una casa oggi. È un’indagine sulle fragilità del nostro tempo, ma anche sulle possibilità di riscatto e sulle nuove forme dell’abitare, nella speranza di un futuro in cui il diritto alla casa non sia più un’utopia.


Abitare: non solo casa
Dal 18 marzo al 10 aprile 2025

Inaugurazione il 18 marzo dalle 16 alle 19

Città Metropolitana – Roma Capitale
Villa Altieri – Palazzo della Cultura e della Memoria Storica
Viale Manzoni, 47
Roma

Dal lunedì al giovedì 8-18 il venerdì 8 – 14
Se il cancello è chiuso, suonare al citofono

Sono presenti le fotografie di: Monica Barberini, Michele Biondi, Eleonora Del Brocco, Silvana Di Stefano, Marco Gianinazzi, István Stefan Gyalai, Gianleonardo Latini, Luigia Martelloni, Maria Pia Michieletto, Maria Luisa Paolillo, Olivier Paravel, Maria Luisa Passeri, Daniela Passi, Graziella Reggio, Barbara Schaefer, Arianna Tedesco, Victoria Thomen.

La foto dell’iniziativa è di Daniela Passi

Promossa dalla Fondazione MAGIS ETS
in collaborazione con Artisti Oltre i Confini
A cura di Gianleonardo Latini

Come arrivare:
Raggiungibile con Linea Metro A – Fermata Manzoni
Linee Autobus e Tram 3, 360, 590

Per informazioni e su appuntamento:
tel. + 39 06 69 700 32
michisanti.p@fondazionemagis.org