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Leandro Erlich, chi era/chi è costui?

Al Palazzo Reale di Milano è in corso la mostra di un artista poco noto in Italia e nel resto d’Europa, sebbene presente diversi anni fa alla Biennale di Venezia, ma assai famoso in tutta l’America – da Sud a Nord – e famosissimo in Giappone, dove le sue mostre registrano presenze record di visitatori. Stiamo parlando di Leandro Erlich, un artista argentino di Buenos Aires, le cui opere giungono finalmente anche in Europa, con una mostra antologica realizzata con la collaborazione diretta dell’autore. Si tratta infatti della prima grande mostra di Erlich non solo in Italia, ma anche in Europa, e della più completa al mondo.
Progettata prima della pandemia, ma a causa di questa rimandata, è finalmente arrivata alla sua realizzazione.

L’arte di Erlich è un misto di arte concettuale, di realismo, di surrealismo. Le sue opere sono sorprendenti, spiazzanti e divertenti. Ma necessitano, a detta dello stesso artista, di un elemento fondamentale: il pubblico. Lo spettatore infatti è chiamato a partecipare attivamente alla costruzione dell’opera, le sue reazioni sono parte integrante di questa, o addirittura l’elemento che ne consente l’effettiva attivazione.

Così ci si trova spiazzati quando uno specchio non riflette la propria immagine (Changing rooms, 2008), o quando imbocchiamo una scala che non sale e che non scende (Infinite staircase, 2005), come se fossimo per un incantesimo catapultati in un’incisione di Escher, o quando crediamo di affacciarci su un porticciolo in una notte tranquilla rapiti dal dondolio delle barche sul mare e dai riflessi sulle onde (Port of Reflections, 2014), ma restiamo poi disorientati perché non c’è nessun mare davanti a noi: tutto è illusione.

Come è illusione ritrovarsi nella vecchia aula di scuola (Classroom, 2017), ma una illusione che dura poco, perché nella aula ormai cadente c’è solo il nostro evanescente  fantasma.

La visita ci evoca talvolta la sensazione di viaggiare nei mondi impossibili di Escher, o altrimenti  di attraversare le atmosfere surreali di Magritte, ma con una sorta di ludica leggerezza.

La dimensione giocosa della mostra si stempera però in una analisi più attenta sulla percezione: ciò che io percepisco come viene percepito da un altro? Cosa è reale e cosa è illusione? La meravigliosa nuvola sospesa prigioniera in una teca di vetro (The cloud, 2021), è una vera piccola nuvola o un astuto inganno? E se gli specchi riflettono immagini diverse dalla mia immagine, quante prospettive presenta la realtà?

Nulla è ciò che sembra.

Erlich inoltre evidenzia come le sue opere abbiano assunto connotazioni diverse nel corso nel tempo, e in particolar modo come siano cambiate le interpretazioni e le reazioni di fronte ad esse in seguito alla pandemia. Perché le opere, sostiene l’artista, hanno una vita propria e una evoluzione nel tempo.

La mostra, che comprende video, sculture e installazioni, ha comportato una seria sfida per Palazzo Reale, a causa delle grandi difficoltà tecniche riguardanti le monumentalità di alcune installazioni e la realizzazione delle illusioni ottiche.

Ѐ una mostra che potrà sicuramente divertire e al tempo stesso far  riflettere, sia sulle molteplici facce dell’arte, sia sulle molteplici  facce della realtà.


Leandro Erlich
OLTRE LA SOGLIA

Dal 22 aprile al 4 ottobre 2023

Palazzo Reale
Milano

A cura di curatela di Francesco Stocchi

Dal martedì alla domenica
ore 10:00 -19:30
Giovedì ore 10:00 – 22:30
Lunedì chiuso

Catalogo edito da Toluca Éditions
€ 65,00


Primarosa Cesarini Sforza: Le opere che avvolgono il visitatore

Una mostra accogliente, consolatoria, con un’atmosfera d’altri tempi avulsa dai conflitti contemporanei, dove l’arte ha bisogno anche di questo per prendere respiro dagli affanni odierni.

Quello di Primarosa Cesarini Sforza  non è un percorso nostalgico, malinconico, ma piuttosto chiave di interpretazione del suo essere costantemente nella contemporaneità, in ciò che è stata e che è circostante.

Disegni, dipinti, istallazioni, grafiche, ceramiche, libri d’artista capaci di avvolgere il visitatore tanto da sentir echeggiare, tra le opere esposte, le note di My Favorite Things, dove “le mie cose preferite” sono i lavori di Primarosa Cesarini Sforza capaci di scandire 50 anni di impegno artistico e di osservatrice dei tempi, sino alla rarefazione delle forme.

Opere come diario di viaggio, nel costante confronto con la materia che l’ha portata a sperimentare le più disparate tecniche e materiali per dare forma al suo processo creativo.

Teche e campane di vetro scelte per conservare, non più bambinelli o ex-voto di cera, ma fiori e rametti dell’infanzia, intrecci della memoria per fermare il ricordo, pronto per essere condiviso con altri occhi e reminescenze.

L’allestimento è una scomposizione critica per periodi che offrirà allo sguardo dei visitatori il lavoro incessante dell’artista che, solo visto nella sua interezza, dimostra tutta la sua compattezza intorno a queste due idee guida.

La mostra prevede anche inserti scritti in cui Cesarini Sforza racconterà la sua biografia, cataloghi degli anni newyorkesi, ma anche cataloghi e fotografie che mostreranno come i lavori dell’artista siano stati visti, ricercati ed apprezzati in molti paesi europei e nel mondo, a New Delhi, in Iran, a Istanbul, in Argentina.

Un percorso espositivo, quello scandito dalla carriera di Cesarini Sforza, capace di ramificarsi, collegarsi, intrecciare relazioni, dialogare con l’arte del suo tempo senza far venire meno la solidità della sua personale ricerca. Una mostra essenziale capace di offrire ai visitatori un esauriente spaccato di un lungo viaggio artistico che ha indagato con cura il suo tempo in ogni suo mutamento intimo e collettivo.


Primarosa Cesarini Sforza
La materia e il perimetro

Dal 5 aprile al 2 luglio 2023

Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi
via Nomentana, 70
Roma

A cura di Michela Becchis

Catalogo
AIE Center for Contemporary Art

Informazioni:
060608 (tutti i giorni ore 9.00–19.00)


Gianni Dessì e la bellezza dell’antico

Per Gianni Dessì il 2023 inizia con la presidenza dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, dopo essere stato il Presidente dell’Accademia Nazionale San Luca, e l’essere stato individuato come l’artista dell’anno per Rai Radio 3 “A3 il formato dell’arte”. Ora questa esposizione gli permette di confrontarsi con le antichità, anche se solo copie in gesso, in un’alternanza di plasticità classica, alla ricerca della bellezza incentrata sulla forma essenziale e grottesca.

Da’ una continuità non solo alla surreale contaminazione tra antico e contemporaneo, ma anche all’iniziativa “Residenze d’artista”, promossa da Gaetano Lettieri, direttore Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza, cocuratore della mostra allestita tra un migliaio di calchi di statue antiche del Museo dell’Arte Classica, per sottolineare l’intento di una coabitazione: un’opera come intervento specificamente ideato in relazione a quanto avviene in un’aula universitaria.

Nella gipsoteca trovano collocazione 19 opere, tra sculture e dipinti, raccolte sotto il titolo “TuttoPieno”, scelte da Gianni Dessì, nell’intento di stabilire un equilibrio tra le opere creando connessioni anche grazie alla presenza viva e costante degli studenti che di quegli spazi ne fanno un uso quotidiano.

Visitare la mostra è come intraprendere una divertente caccia al tesoro, per andare alla ricerca di alcune opere, tra le quali gessi di varie misure, celati tra numerosi copie in gesso. Si cammina ed ecco una testa nera e d’orata che si rivela tra tanto bianco o antropomorfe forme in trame bianche dalle sproporzionate misure e poi delle immagini gialle appese sulle pareti, dei vortici neri e una testa rossa che sembra fuggita da un film horror.

Opere, quelle della gipsoteca, che devono coabitare e dialogare con interventi specifici, pensati e progettati da Dessì per l’università, gli spazi e la vita degli studenti.

Una mostra quindi che testimonia il percorso artistico di Gianni Dessì, dove i termini di scultura, pittura, installazione trovano un originale punto di incontro nella potenza dell’immagine, fulcro e sintesi di innumerevoli altri approdi fisici e mentali.


Gianni Dessì
TuttoPieno

Dal 4 aprile al 21 luglio 2023

Museo dell’Arte Classica
Roma

Ingresso:
lunedì al venerdì 8:00 – 20:00

A cura di Claudia Carlucci e Gaetano Lettieri


Rita Ackermann: Disastrosa Armonia

“Rita Ackermann. Hidden” si concentra su una selezione di dipinti recenti legati all’opera giovanile dell’artista a partire dagli anni ’90 e presenta una cinquantina fra dipinti e disegni realizzati da Ackermann negli ultimi 30 anni a New York.

Nata a Budapest nel 1968, Rita Ackermann vive e lavora a New York. Fra il 1989 e il 1992, studia all’Università ungherese di Belle Arti di Budapest e al New York Studio School of Drawing, Painting and Sculpture.

Ackermann inventa immagini che si traducono in sensazioni istantanee, le sue ragazzine conturbanti oggi appartengono a un universo visivo globale. I disegni e i dipinti realizzati fra il 1993 e il 1995 (e presenti in mostra) sviluppano composizioni di figure femminili adolescenti moltiplicate come cloni e intente a diverse attività autodistruttive e rischiose. Con la loro presenza ambigua, le sue prime opere fungono da ponte fra cultura alta e cultura bassa, proprio come i miti e le leggende popolari che spesso le valorizzano.

Vent’anni dopo Ackermann abbandonerà la figura, rimuovendo così il vero fulcro del proprio lavoro. Nella serie “Mama” linee e gesti, figure e motivi affiorano in superficie solo per dissolversi e riapparire di nuovo, ma altrove. Una stratificazione complessa del linguaggio visivo, che oscilla fra astrazione e figurazione in un dispiegarsi inconscio della forma – nascosta in profondità nell’astrazione dell’onnipresenza. Nei primi mesi del 2022, Ackermann avvia le sue serie di dipinti più recenti, intitolate “War Drawings”. Olio, matita grassa e acrilico sono densamente lavorati dentro la superficie di tela grezza. Le figure si perdono e le linee sono raschiate e abrase per dar luogo a composizioni frammentate. Ogni dipinto si piega al disastro come elemento purificatore verso un’inevitabile armonia.


Rita Ackermann
Hidden

Dal 12 marzo al 13 agosto2023

LAC – Arte e Cultura
piazza Bernardino Luini 6
Lugano (Svizzera)

A cura di Tobia Bezzola con Chiara Ottavi


Werner Bischof: Guerra e Glamour

Attraverso circa 100 stampe digitali a colori dal 1939 agli anni ’50 vengono esplorate per la prima volta in modo completo le opere a colori del fotografo svizzero, considerato uno dei grandi maestri del reportage e della fotografia del Novecento.

Le immagini del fotografo svizzero è anche un’occasione per riflettere di “quando la storia si ripete” e vedere nei ponti distrutti o nelle città rese fantasmi di se stesse, monumenti alla follia senza tempo, ieri in Germania oggi in Ucraina o Siria, passando dalle tragedie inflitte a quelle subite, dalla vita quotidiana a quella sognata.

L’esposizione si propone come un libero viaggio attraverso i mondi visitati e vissuti da Bischof e copre tutto l’arco della sua carriera. Il percorso presenta un’alternanza di immagini a colori ottenute dall’utilizzo di una macchina fotografica Rolleiflex, dai particolari negativi quadrati, e di una Leica, dai classici rullini da 35 mm. L’esplosione del colore si apprezza soprattutto in un gruppo di opere scattate con la Devin Tri-Color Camera, che garantiva una resa cromatica di altissima qualità e definizione. Le immagini scattate da Bischof con questa macchina sono presentate al pubblico per la prima volta. I soggetti in mostra sono quelli noti dell’artista, che, in scatti fotografici realizzati dai quattro angoli del mondo, riesce sempre a combinare come pochi altri estetica ed emozione in composizioni perfette.


Werner Bischof
Unseen Colour

Dal 12 febbraio al 2 luglio 2023

LAC – Lugano Arte e Cultura
piazza Bernardino Luini 6
Lugano (Svizzera)

A cura di
Ludovica Introini e Francesca Bernasconi con Marco Bischof