Archivi categoria: SCAFFALE DEGLI OZIOSI

Più Libri Più Liberi 2023

Grande successo a Più Libri Più Liberi 2023 – Reportage con foto personali.

Moltissimi gli ospiti hanno partecipato agli oltre 670 appuntamenti di questa edizione in cui scrittrici e scrittori italiani e internazionali hanno parlato di Nomi, cose, città, animali, libri, editoria, nuove uscite, e poi ancora grandi temi, scienza, utopie, giornali e informazione in un gioco senza fine.

Il Presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, ha dichiarato: “E’ stata una grande festa del libro: l’AIE è orgogliosa di essere stata anche quest’anno accanto ai piccoli e medi editori nell’organizzare una manifestazione unica in Europa nella sua capacità di dare visibilità a una produzione che il pubblico mostra di apprezzare sempre di più.

Innocenzo Cipolletta scruta il pubblico alla inaugurazione con il sindaco Gualtieri e il politico Mollicone (il nuovo Presidente della Commissione Cultura alla Camera)

È una produzione editoriale pluralista, come è giusto che sia, e che rappresenta la ricchezza dell’offerta culturale italiana: qui c’è tutta la piccola e media editoria italiana”.

Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale ha dichiarato: “Bello oggi ripartire con un’edizione straordinaria di Più Libri più Liberi, una fiera che è cresciuta questi anni per importanza, per qualità, per rilievo, ormai internazionale. Perdersi e ritrovarsi anche con la cultura con i libri è un messaggio fondamentale che Roma Capitale sostiene pienamente.”
La conferenza stampa di inaugurazione ha visto esponenti del governo ribadire l’importanza di un settore capace di scovare i diamanti grezzi della nostra letteratura.

VITTORIO SGARBI CON LA SCRITTRICE CHIARA VALERIO

Vittorio Sgarbi, Sottosegretario alla Cultura, ha dichiarato :
Le piccole case editrici sono i luoghi dove appaiono le meraviglie che poi, una volta che l’autore è riuscito a farsi pubblicare da un piccolo editore, arrivano a Mondadori, Rizzoli o oggi La nave di Teseo. Per cui qui c’è la sorgente del piacere per cui, anche nel mondo dell’arte, i piccoli editori hanno fatto grandi imprese.

VITTORIO SGARBI CON LA SCRITTRICE CHIARA VALERIO, la nuova curatrice e responsabile del programma della fiera della piccola e media editoria

VITTORIO SGARBI CON LA SCRITTRICE CHIARA VALERIO
VITTORIO SGARBI DIALOGA CON DIEGO BIANCHI

VITTORIO SGARBI, HA PRESENTATO IL SUO NUOVO LIBRO : MICHELANGELO RUMORE E PAURA (LA NAVE DI TESEO, PP 240, EURO 22)
Con il racconto impetuoso della vita e delle opere di Michelangelo Buonarroti, Vittorio Sgarbi chiude la sua trilogia del Rinascimento. “Michelangelo evoca fantasmi.
Vittorio Sgarbi ha tenuto una Lectio magistralis su Michelangelo guidandoci tra le ombre della personalità inquieta di un maestro assoluto, venerato e copiato fino ai giorni nostri.

IL FIRMA-COPIE
VITTORIO SGARBI CON LA SORELLA, ELISABETTA SGARBI

A Più libri anche Licia Troisi, astrofisica, autrice best-seller di saghe fantasy, conduttrice televisiva e divulgatrice che terrà una lectio dal titolo “Rivoluzione Copernico”, per i 550 anni dalla nascita dell’astronomo polacco.

LICIA TROISI INTERVISTATA DA RAI 3 DURANTE LA MANIFESTAZIONE

Più libri più liberi dedica una particolare attenzione al mondo del fumetto e del graphic novel. Per gli amanti del famoso fumettista romano Zerocalcare ci sarà l’incontro di presentazione della sua ultima creatura: Enciclopedia calcarea in cui ci svelerà i retroscena che hanno portato alla creazione e alla definizione dei caratteri di quasi tutti i protagonisti dei suoi fumetti,

ZERO CALCARE FIRMA LE COPIE ALLO STAND DELLA CASA EDITRICE

Domenica 10 dicembre ore 18.15, in diretta dal Palco Rai di Più Libri più Liberi, la presentazione del libro “Quando le donne contano” a cura di Arianna Voto. Intervengono Frediana Biasutti, Karina Laterza, Mariangela Borneo, Ilaria Paolessi e IL Professore di Sociologia Mario Morcellini.

PROFESSORE MARIO MORCELLINI. Professore emerito di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi, Sapienza Università di Roma. Attualmente presiede il Consiglio scientifico della Fondazione Roma Sapienza ed è Presidente Onorario della Conferenza Nazionale dei Corsi in Scienze della Comunicazione.
Nel 2016 il Senato della Repubblica lo ha eletto Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), ruolo rivestito fino alla conclusione del mandato nel 2020.
Fino al 2016 ha presieduto il Comitato di Controllo e Corporate Governance di AUDITEL. Nello stesso periodo è stato Portavoce del Rettore e Consigliere alla Comunicazione di Sapienza
E’ stato: Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dal 2003 al 2010.

STAND DELLA BIENNALE DI VENEZIA

“Edizioni La Biennale di Venezia” è stata presente per il terzo anno consecutivo con un proprio stand a Più libri più liberi, Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, – promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE), che si svolgerà dal 6 al 10 dicembre 2023 presso La Nuvola a Roma.

ROBERTO CICUTTO Nasce a Venezia dove consegue la maturità classica al liceo Marco Polo. A gennaio 2020 il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini lo nomina presidente della Fondazione la Biennale di Venezia ruolo che prenderà dal 29 febbraio 2020.

Nel 1978 fonda la società di produzione cinematografica AURA film con cui vince il Leone d’oro a Venezia per la pellicola La leggenda del santo bevitore diretto da Ermanno Olmi. Nel 1984 fonda con Luigi Musini la Mikado Film, casa di distribuzione e produzione cinematografica con cui ha distribuito e prodotto film dei più rappresentativi registi italiani e stranieri. Nel 1997 crea con Nanni Moretti e Angelo Barbagallo la Sacher Distribuzione; è stato inoltre partner di Ermanno Olmi nella società di produzione Cinemaundici.[1]

Nel 1994, in occasione del centenario della nascita del cinema, viene insignito dal Presidente della Repubblica Commendatore con altre personalità del cinema
Nel 2009 è Direttore del Mercato Internazionale del Film.
Per alcuni anni è membro del Consiglio di Ace (Atelier du Cinéma Européen), EFA (Euyropean Film Academy) e del Centro Sperimentale di Cinematografia.
Dal 2009 ricopre la carica di Presidente e Amministratore Delegato di Istituto Luce-Cinecittà srl.[1]
A gennaio 2020 il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini lo nomina presidente della Fondazione la Biennale di Venezia ruolo che prenderà dal 29 febbraio 2020.[2][3]

Edoardo Camurri e Alessandro Bergonzoni

“Se fossi in me”. Con Alessandro Bergonzoni
L’artista, performer e scrittore torna a Più Libri per un esclusivo evento.
Dialogo con Edoardo Camurri


Antonio e Marco Manetti. con il moderatore Dario Pappalardo

ARENA ROBINSON sul film e fumetto “Diabolik chi sei?”
Marco Manetti (Roma, 15 gennaio 1968) e Antonio Manetti (Roma, 16 settembre 1970), generalmente noti come i Manetti Bros., sono due fratelli registi, sceneggiatori, produttori cinematografici, inoltre vincitori del David di Donatello per il miglior film 2018 per Ammore e malavita.
con Antonio e Marco Manetti. Modera Dario Pappalardo

Diabolik – Chi sei? è un film del 2023 diretto dai Manetti Bros. La pellicola è l’adattamento cinematografico del centosettesimo albo dell’omonimo fumetto creato da Angela e Luciana Giussani, e costituisce il terzo ed ultimo capitolo della trilogia iniziata con Diabolik e proseguita con Diabolik – Ginko all’attacco!

  • Foto e testo di Roberto Di Vito

La Shoah dell’Arte

  • di Stefania Severi

La parola Shoah è ebraica e significa «catastrofe» ed è il termine con cui si indica lo sterminio nazista degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale. Vittorio Pavoncello, scrittore, attore, regista e artista visivo lo ha abbinato alla parola “arte” per riandare a quell’arte che i Nazisti definirono “Arte degenerata” (1937), etichettando gli artisti non allineati alla loro concetto di estetica come mentalmente malati. Per fortuna il loro intento di annientamento non fu raggiunto e le opere che si sono salvate rappresentano una testimonianza non solo d’arte ma soprattutto di storia. È emblematico il caso del grande pittore austriaco Gustav Klimt la cui arte fu definita degenerata. Purtroppo molti suoi dipinti sono andati distrutti ma fortunatamente molti si sono salvati perché portati in altri paesi. Nel libro sono le segnalazioni dei direttori di ben 58 tra musei e fondazioni in Italia nonché del Museo Vilna Gaon Jewish Museo di Vilnius in Lituania, che ha segnalato l’artista di Vilnius Samuel Bak. In tutto gli artisti segnalati sono 74. Inseriti in ordine alfabetico, la loro biografia è accompagnata dal nome dell’istituzione che lo ha indicato (in alcuni casi la segnalazione proviene da più musei) con un apparato di note critiche ed un ritratto in bianco e nero. I ritratti sono degli artisti Carla Cantatore, Fulvia Cardella, Giancarlino Corcos, Giulia Cutrera, Stefano Frasca, Salvatore Giunta, Silvana Leonardi, Massimo Napoli, Adriano Necci, Petit Paon, Eliana Prosperi, Luciano Puzzo, Simona Salvuccelli, Barbara Schaeffer e Kristina Venskaja. C’è anche una sezione dedicata al Teatro con le schede di Aldo De Benedetti e di Arnoldo Foà. Le ultime 100 pagine circa del volume, che con gli indici raggiunge le 408 pagine, sono dedicate agli eventi che si sono tenuti negli anni dal 2015 al 2018 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in occasione della Giornata della Memoria con i saggi dei numerosi intervenuti tra i quali lo stesso Pavoncello. Le tematiche affrontate sono state: “La testimonianza dell’arte” (2015), “La Memoria della memoria” (2016), “La voce, l’immagine e il perdono” (2017), “Le architetture della Shoah” (2018). Tra gli innumerevoli autori dei saggi sparsi nel volume citiamo: Vincenzo Bilandello, Vittorio De Benedetti, Luis Bakalov, Furio Colombo, Anna Foa, Raffaella Di Castro, Luca Zevi, Claudio Strinati, Emanuela Garrone e Fabio Petrelli.
Questo libro è un efficace e prezioso strumento che non solo ci restituisce la memoria storia del nostro passato, che purtroppo molti tendono a dimenticare, ma rappresenta anche un utile manuale di storia dell’arte grazie alla accuratezza delle schede dei singoli artisti.
Il volume, sotto l’alto patronato del Parlamento Europeo 2018, ha ricevuto la Medaglia e il Messaggio della Presidenza della Repubblica (2016-2017-2018).


La Shoah dell’Arte
a cura di Vittorio Pavoncello
Edizioni Progetto Cultura, Roma 2020
ISBN 978-88-3356-181-3
Euro 23,00


Storia degli algoritmi

Non credo che in questo momento esista una parola più usata e meno compresa di “algoritmo”. Se ne intuisce a orecchio l’origine araba, sappiamo tutti che gli algoritmi sono la base delle ricerche di mercato, dei computer, della programmazione, del web, dei mercati azionari, dei prezzi dei biglietti aerei e quant’altro. Ma a conti fatti, cos’è un algoritmo? In pochi sanno rispondere. Interviene in aiuto questo agile libro che in poco più di 120 pagine ne spiega l’origine e la funzione, con esempi storici e pratici. Intanto il nome: Al-Khuwarizmi era un matematico, astronomo e geografo persiano che verso l’anno 825 scrisse un’opera a noi arrivata in traduzioni latine (Algoritmi de Numero Indorum) (1). Padre dell’algebra (al-jabr, completamento) e divulgatore della matematica indiana, introdusse lo zero e la notazione posizionale. Il tutto venne ripreso nel 1202 dal nostro Fibonacci e costituisce la base della matematica moderna. Questo per dire che l’algoritmo non è un’invenzione dovuta all’informatica, ma è parte stessa della cultura scientifica indoeuropea, per non dire universale.

Ma entriamo in dettaglio: l’algoritmo è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari. Una sequenza di processi concatenati ma risolubili singolarmente e logicamente strutturati. Questa razionalità nel processo di calcolo era noto anche ai babilonesi, ma ovviamente le procedure logiche si sono evolute col tempo. Quello che nel frattempo si è evoluta è la capacità di calcolo, inizialmente affidata a macchine semplici – abaco, tabelle di calcolo – poi a strumenti meccanici (calcolatrici, etc.) e infine elettroniche. La macchina universale di Babbage – ingegnere, filosofo e matematico inglese (1791-1871) non fu mai completata per i limiti dell’epoca, ma i principi teorici dell’informatica erano comunque stati fissati almeno sul piano teorico. Solo l’elettronica ha permesso finalmente di costruire macchine capaci di elaborare enormi quantità di dati in poco tempo e la storia è tutta ancora da sviluppare: l’intelligenza artificiale (AI) di cui oggi tanto si parla raggiunge ora la massa critica perché nel frattempo è aumentata in modo esponenziale la potenza di calcolo degli elaboratori, rendendo anche possibile l’analisi dei c.d. big data, ovvero grandi quantità di dati appartenenti a classi diverse. Il libro è molto chiaro nello spiegare anche al comune lettore i procedimenti che oggi regolano la crittografia dei dati, i flussi dei mercati azionari, il costo dei biglietti aerei e le nostre scelte commerciali o televisive, per non parlare dei bitcoin e delle valute blockchain, basate esclusivamente su algoritmi. L’elaborazione e la gestione di questo enorme flusso di dati comporta un potere immenso nelle mani di poche agenzie  di ogni genere (si va dai network ai social, da Facebook ai sondaggi elettorali) gestite in sostanziale oligopolio. Tutto questo sarà un problema da affrontare per le democrazie, mentre i totalitarismi avranno il controllo virtuale della società mai visto prima. Questo agile libro parla anche di questo e quindi non si limita ad esaltare “le magnifiche sorti e progressive” di leopardiana memoria. Aggiungiamo anche che nel libro sono distribuiti per ogni capitolo una serie di esercizi logici e di esempi matematici didatticamente molto interessanti. L’autore insegna Machine Learning e Analisi dei Big Data alla Luiss ed è stato docente di Algoritmi alle Università Sapienza e Tor Vergata. È il responsabile tecnico scientifico delle Olimpiadi Italiane di Informatica e allenatore della squadra italiana che partecipa alle Olimpiadi Internazionali di Informatica.


Note:

  1. E’ evidente che il nome proprio è stato preso per sostantivo. La prima edizione a stampa italiana è tarda, risale al 1857, a cura del matematico Boncompagni.

Breve e universale storia degli algoritmi
Autore: Luigi Laura
Editore: Luiss University Press, 2019, pp. 136
Prezzo: € 14,00
EAN: 9788861054264


Non chiedermi chi sono

È importante chiarire fin dall’inizio che il romanzo “Non chiedermi chi sono” non è semplicemente l’ennesima storia di donne scritta per un pubblico femminile.

Claudia Bellocchi supera tutto ciò rappresentando un universo in cui l’essere donna diventa pericolo, sottomissione e oscuri segreti.

Il romanzo inizia con la presentazione della protagonista, Frankie, una donna con tanti ricordi dolorosi, ma forte e con lo sguardo rivolto al futuro.

Tutta la storia è raccontata da lei stessa, vediamo attraverso i suoi occhi, viviamo le stesse esperienze e finiamo per subire le cicatrici che porta il corpo di Frankie.

Il lettore non si lasci ingannare: non è la storia di un’individualità, anzi, l’universo è collettivo, Frankie è la rappresentazione di tutta la possibile violenza che una donna può subire nella sua vita e in questa società.

Ma il romanzo non descrive scene cruente, anzi, lascia al lettore un sentimento di violenza consumata ma non espressa a parole. Il risultato è una storia dura, che lascia spazio a libere interpretazioni ma non rientra nella semplicità di una scena del crimine.

Frankie deve crescere in fretta, affrontare il mondo e sceglie, intraprendendo un percorso di ricerca verso un futuro migliore.

Vive nel porto, impara a difendersi e trova amici.

Ma la società si opporrà con un muro di divieti, di silenzi, di leggi che vanno rispettate per quanto assurde possano sembrare.

La poesia sarà considerata un nemico, la voce che denuncia è soppressa per il bene comune.

Nel romanzo, poi, non c’è spazio per i luoghi comuni, per l’amore e per il lieto fine.

Le uniche forze che ci permettono di andare avanti sono la complicità femminile e la trasparenza.

Si può dire che “Non chiedermi chi sono” chiede al pubblico un’adesione immediata alla sofferenza dell’abuso (nel senso più profondo del termine).

Le cicatrici di Frankie irrompono nell’immobilità del lettore e modificano le strutture preconcette: la scrittura diventa un disegno che permette di scoprire la parte nascosta e autentica di sé stessi.

La narrazione diventa un evento, un testo, un’esperienza personale cruda e dolorosa vissuta di nuovo e interpretata ancora una volta, le parole si compongono tra loro per liberare un linguaggio espressivo: un flusso di coscienza che dissolve il trauma e accoglie la liberazione della propria coscienza.

Gli eventi che Frankie deve affrontare si muovono verso una soluzione in un finale che definisce e libera.

Si può affermare che da una frammentazione senza uscita si materializza una coscienza liberatrice, lasciando Frankie sulla soglia di un’esistenza rinnovata, pronta a vivere con coraggio e libertà.

Lo scritto di Claudia Bellocchi ci permette di riflettere sull’arroganza, senza pretendere di essere onniscienti, con l’obiettivo di migliorare l’umanità ed evitare nuove forme di sopruso.

Quale potrebbe essere il messaggio? La donna deve trovare la forza per superare l’ombra della quotidianità, per accedere al nucleo del dolore e riuscire a rialzarsi.

Quest’opera, quindi, denuncia e stigmatizza il male, e consente una riflessione specifica per superare la condizione di dolore come punto di partenza di ogni azione positiva.


Amalia Michea è docente dei corsi di lingua e cultura della Dante. È stata docente di storia dell’arte e di letteratura del prestigioso Instituto del Profesorado Joaquin V. González, dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e dell’UCA di Buenos Aires. Laureata in Storia all’Università di Pisa, con master presso le Università di Città del Messico (UNAM) e di Varsavia. E’ saggista, pubblicista e ricercatrice.


MEDITERRANEO, un mare di molti altri

Si può parlare del Mediterraneo senza pregiudizi, tenendo conto di tutte le dinamiche che lo agitano – esattamente – da migliaia di anni? Ovviamente no, ma si può provare a superare schemi acquisiti e aprirsi a nuovi linguaggi. Ci provano Iain Chambers e Marta Cariello, entrambi attivi negli atenei di Napoli scrivendo a quattro mani La questione mediterranea. Trattandosi di un testo universitario, un editing più rigoroso avrebbe aggiunto una bibliografia e soprattutto avrebbe livellato lo stile, involuto e ideologico e forse anche tradotto male quello di Chambers, più agile quello della Cariello, a cui sicuramente si devono nel capitolo “Memorie e archivi” le belle pagine sulle poetesse e sulla donna mediterranea in generale, storico spartiacque tra la donna emancipata (Europa) e quella velata (Islam). Ma lo stesso discorso europeo non è univoco, su di esso convergono tante storie, ideologie e culture alle quali il testo cerca di dare eguale dignità, smontando nel contempo le strutture di potere che strutturano la geografia e le gerarchie fra culture, senza per questo arrivare a professare un comodo relativismo. L’impostazione ideologica è anticolonialista, al punto di definire Israele “una colonia residenziale”, senza peraltro riconoscere nelle culture non europee gli stessi meccanismi di pratica della violenza. Davvero la conquista araba dell’Egitto o l’espansionismo dei turchi Ottomani verso l’Ungheria e nei Balcani si è svolto secondo dinamiche diverse da quelle dei Francesi in Algeria? Alla base di un’espansione militare, politica e religiosa c’è sempre un’idea di superiorità, un razzismo giustificato da una religione o semplicemente dal successo sul terreno. Si cita Anna Arendt e le sue origini del totalitarismo:  l’Iliade è “ il poema della forza” e i Greci sbarcati a Cuma hanno ucciso gli indigeni, ma ogni migrazione dell’antichità era armata, e per dire che Enea è un migrante ci voleva solo Papa Francesco. Il cosmopolitismo di alcune metropoli – Costantinopoli, Alessandria – nascondeva anche gerarchie, spazi esclusivi e quartieri “europei”, anche se il nazionalismo turco e panarabo fanno rimpiangere la realtà descritta da Orhan Pamuk. Ma se la multiculturale Salonicco è stata ormai “grecizzata”, perché allora non parlare del pogrom di Instanbul del 1955 contro i residenti greci e armeni? Poco invece si parla di alcune forze che hanno invece favorito lo scambio tra civiltà diverse: a parte gli ebrei nel medioevo, neanche una parola viene spesa per l’Impero Romano d’Oriente, che è durato mille anni e ha fatto da ponte per tre continenti. Comunque ha ragione Chambers quando nota che parlare di Medio, Vicino ed Estremo Oriente significa parlare da Londra. Anche nomi più recenti sono prodotti del Potere (1). La geografia è espressione dello Stato e forse per questo in Italia non viene più insegnata a scuola.

Fanno però bene gli autori a fare il punto sugli studi classici sul Mediterraneo, che conta autori del rango di Henri Pirenne, Predrag Matijevic, Fernand Braudel, David Abulafia, (2). Puntuale l’analisi e anche la critica: Abulafia p.es. conta solo l’apporto dei Fenici e trascura altre culture. Ormai pochi credono ancora agli Ariani che con armi di bronzo e cavalli al galoppo hanno invaso l’Europa (3): sappiamo che la civiltà è arrivata lentamente dall’Asia e dall’Africa trasformandosi (il Ratto di Europa ne è la metafora perfetta) ed è un peccato che gli autori non citino Atena Nera di Martin Bernal (1987), una brillante anche se discutibile (sul piano della filologia) critica dell’Eurocentrismo. Citano comunque Giovanni Semerano (pag. 47 e nota 36), studioso dalla solida cultura linguistica (vedi nota 3) e attento analista di nomi e toponimi mediterranei. Certo, ancora fino alla seconda Guerra Mondiale ammettere che la civiltà europea doveva qualcosa a semiti ed africani era una bestemmia anche pericolosa per chi la pronunciava, ma oggi per fortuna i tempi sono cambiati e l’apporto di nuove scienze – penso all’analisi genetica – lascia meno spazio all’ideologia. Ma c’è sempre lo spettro dello storicismo razzista ad agitare le acque di un mare di fatto colonizzato dall’Europa, almeno da quando i cannoni delle navi inglesi e olandesi hanno ridotto nel XVII secolo l’egemonia ottomana e la Francia si è dedicata alla sponda africana. L’Italia purtroppo ha perso la sfida con la Storia: superata l’epoca dell’Impero Romano, poteva diventare egemone ma non lo è mai stata e resta subalterna, pur avendo una posizione geografica la cui importanza strategica è intuitiva. Ma anche adesso assistiamo da parte della politica italiana a goffi tentativi di arginare un esodo epocale che porterà comunque a nuovi equilibri. Napoli in questo senso può essere un interessante laboratorio: è una città del Mediterraneo ma non gravita come Genova o Trieste verso l’Europa continentale.

Ma a questo punto il pregio del libro è di averci aperto comunque un mondo, non solo invitandoci a rivedere le nostre categorie culturali – il migrante è il simbolo del Mediterraneo, non lo scarto –  ma parlando anche di autori mai tradotti in italiano, al massimo in francese, il che dimostra ancora una volta il nostro provincialismo. A pag. 70 si parla di centinaia di poetesse nel canone letterario arabo. Ma si parla diffusamente anche di tanti altri autori, come lo storico arabo Ibn Khaldoun (1400), la berbera (pardon, tamazight) Fatima Sadiqi. Si citano anche film poco o per niente noti sull’emigrazione (il regista Dagmawi Yhmer, chi è?), la cui conoscenza potrebbe integrare il nostro punto di vista – penso a Io Capitano di Garrone –  con quello loro. Purtroppo la mancanza di una bibliografia generale non aiuta il lettore.

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Note:

  1. Vedi p.es. L’invenzione del Sahel.Narrazione dominante e costruzione dell’Altro /  Jean-Loup Amselle. Meltemi editore, 2023.
  2. Ma stranamente non viene citato Luciano Canfora e il suo Mediterraneo, una storia di conflitti. Castelvecchi editore, 2016
  3. La favola dell’indoeuropeo / Giovanni Semerano. Bruno Mondadori, 2005.

La questione mediterranea / Iain Chambers, Marta Cariello


La questione mediterranea Condividi
di Iain Chambers e Marta Cariello
Mondadori Università, 2019

Pagine: VIII-152 p.
EAN: 9788861847002

Prezzo: € 12,00