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Il “Cisternone” abbandonato di Villa Borghese

Terra secca, ciuffi sparuti d’erba e non siamo sulle rive del Po in carenza d’acqua, ma nei pressi dell’hotel Parco dei Principi, dove negli anni ’20 venne edificato il cd  “Cisternone”con la fontana del Sileno, ma più comunemente conosciuta come quella del  “Cisternone”.

Non è il periodo di carenza dell’acqua ad offrire uno spettacolo di arrido abbandono di un’area di Villa Borghese, non lontana dall’omonima Galleria, ma la facilità con la quale l’Amministrazione Capitolina preferisce transennare un edificio che mostra qualche debolezza, piuttosto che impegnarsi al recupero e alla manutenzione di una costruzione suggestiva nel suo strano connubio eclettico delle massicce forme assirobabilonese con dei brividi rinascimentali barocchi, per dimenticarlo del degrado.

Decoro urbano non si può identificare con il vietare o ostacolare le persone a sedersi sugli scalini per mangiare in panino quando le Amministrazioni non curano gli spazi e gli edifici

L’architetto Raffaele de Vico e l’ingegnere Pompeo Passerini mai avrebbero potuto pensare, quando lo realizzarono tra il 1922 ed il 1925, che il serbatoio dell’Acqua Marcia non avrebbe più effettuato l’approvvigionamento idrico di Villa Borghese, per profondare nel degrado e nell’incuria.

È ironico che su di una delle facciate dell’edificio è scritto Novo Urbis Decor (la nuova bellezza della città), con il suo fascino “blasé”, annoiato e indifferente nel aver perso la sua attrattiva con le fontanelle private dell’allegro zampillare dell’acqua.

Sarebbero stati utili, in questo periodo, i litri d’acqua della cisterna, forse, nell’ambito del progetto “Caput Mundi” e tra i 335 provvedimenti pensati come un’opportunità per fare Roma bella grazie al Pnrr e in coincidenza con il Giubileo 2025, il commissario straordinario per il Giubileo e sindaco di Roma Roberto Gualtieri troverà spazio, nella linea d’intervento denominata “Mi tingo di verde” (parchi, giardini storici, ville e fontane) anche di intervenire sul “Cisternone” tra i molti siti poco conosciuti da valorizzare.

Il mistero della Sfera bronzea

Il complesso ospedaliero del San Camillo oltre ad annoverare edifici chiusi, inutilizzati anche come discarica per suppellettili e attrezzature varie, aree verdi senza decoro, ha anche un mistero di arte contemporanea.

Una sfera bronzea collocata al centro di quello che doveva essere un luogo d’incontro davanti al Padiglione Puddu, ma che l’erba incolta lo ha reso un mondezzaio, tanto da usare uno dei vuoti della scultura come deposito di buste di plastica.

Sulla scultura è presente una targa in ricordo del restauro eseguito da Agostino Ragusa nel maggio 2019, per commemorare gli oltre 15 anni di attività della AOSCF (Aziena Ospedaliera San Camillo-Forlanini) congiunta alla Ong VPM (Voci di Popoli del Mondo), ma non l’autore.

La Ong VPM è impegnata nella cooperazione internazionale allo sviluppo in Africa sub sahariana, documentata nella pubblicazione Health Diplomacy, e il restauro è stato solo l’occasione per pubblicizzare la collaborazione con AOSCF, ma anche per riportare agli splendori degli anni ’70 un’opera sottoposta ad anni d’intemperie, presentando un’ossidazione diffusa con erosioni e infiltrazioni d’acqua stagnante nella struttura interna, che ne compromettevano anche la stabilità.

Una scultura attribuita a Giò Pomodoro, anche se negli archivi di Pomodoro non risulta alcuna documentazione.

Il Dott. Gianluca de Vito della Ong prese a cuore la situazione di degrado, tanto da pulirla dagli aghi di pino e dai vari rifiuti che la fantasia degli operatori e utenti dei servizi ospedaliere abbandonavano anche con cura, magari cercando di occultarli all’interno dalla scultura.

La speranza che la sensibilità, con il buon esempio, verso le opere d’ingegno siano tutelate dall’incuria e dall’indifferenza delle persone verso il patrimonio comune.

Dante nei Libri d’Artista

Tra le molte celebrazioni ed eventi per ricordare Dante e la ricorrenza del settecentesimo anno della sua morte nel nostro paese, spicca e si distingue l’iniziativa di Stefania Severi, che già in passato si era occupata dell’argomento nel commentare l’opera poetica dantesca attraverso diverse creatività pittoriche e diverse tendenze dell’arte contemporanea.

In “Dante nei libri d’artista” si intende rievocare, presumo, attraverso la presenza del libro in qualche modo “illustrato”, l’antica arte preziosa e raffinata della miniatura e del miniaturismo a suo tempo a torto ritenuta arte minore. Naturalmente l’opera dei vari artisti presenti nella pubblicazione è lontanissima dagli artifici illustrativi del tempo di Dante, ma in qualche modo e per diverse modalità si è inteso riprendere la tradizione antica di rafforzare e accendere visivamente la fantasia del lettore, oggi come allora, nella rilettura del Sommo Poeta.

Le tecniche usate dai vari artisti ovviamente esprimono diverse soluzioni e diverso modo di ispirarsi alle strofe dantesche, ognuno manifestando quella che è l’eredità della propria ricerca individuale: questo comporta contrasti e difformità in ogni testo “illustrato”, ma certamente a tutto vantaggio della molteplice ricchezza d’ispirazione e dell’originalità del Libro d’artista che in questo modo intende farsi portavoce e manifesto dell’omaggio che l’arte contemporanea in Italia ancora oggi, dopo settecento anni, esprime ai versi sublimi del Poeta che trovano ricetto e sollecitazione creativa pur se a distanza temporale così notevole: ma questo è il miracolo della grande Poesia che in ogni epoca e in ogni luogo si manifesta viva e imperitura.

Nel “libro a rotolo” dipinto con collage,pigmenti ed altro di Letizia Ardillo ritorna l’antica tradizione del “volumen” con cui le antiche scritture conservavano i tesori delle proprie esperienze conoscitive. Nei “fili di parole che portano alla luce” del suo libro cucito Franca Buscaglia ci offre l ‘opportunità di sfogliare pagine emblematiche del tradizionale rapporto libro-lettore,alla ricerca di spazi e grafie rivelatrici. Vito Capone,nel suo libro di grossolana carta riciclata offre lo spunto di una materia plastica che ancor più sollecita, quasi in modo tridimensionale, il riaffiorare della plasticità poetica. Francesca Cataldi nel suo libro con rilegatura all’antica ritorna alla preziosità della medievale miniatura corredando di fitte architetture grafiche il mistero stesso di quell’irripetibile poesia. Gianleonardo Latini nel suo libro “a leporello” dispiegato quasi a quinta teatrale, con l’uso luminoso e giocoso di matite colorate e pennarelli, ridà respiro di sintesi semplice e diretta al lettore odierno, forse troppo intimorito da certe cupezze ed eccessive drammaticità di ottocenteschi illustratori; ma l’artista così ha inteso alleggerire e schiarire toni troppo seriosi che appartenevano ad antiche letture tardo romantiche. Salvatore Giunta, nell’illustrare la dantesca “Quaestio de aqua et terra”, profonda nelle sue pagine di carta di riso la liquidità dei verdi e degli azzurri e dei timbri freddi nello scorrere e nel fluire dell’elemento acquatico il senso stesso della cosmicità universale, un “panta rei” che si ricollega alla vaporosità delle origini stellari. Infine Massimiliano Kornmuller nelle sue “rime petrose”, con l’uso della linoleografia stampata a mano ritorna nostalgicamente alla grafica e alla decorazione delle antiche stampe, alla tradizione di preziosi testi e di manualità dei dimenticati artefici che furono scrigno delle nostre prime riscoperte di quella poesia unica e assoluta che tutti ci rappresenta nel rinnovarsi perenne della rilettura dantesca.

Dopo Afghanistan anche in Ucraina una crisi umanitaria

Sono passati 6 mesi dalla fuga dei governi occidentali dall’Afghanistan e il risultato è stato tragico per chi confidava in un paese capace di garantire i diritti non solo per i prepotenti e sconfortante per chi aveva come obbiettivo la pacificazione.

Vent’anni anni non sono serviti, nonostante molti miliardi di dollari impegnati, alla realizzazione di una economia e di un sistema sociosanitario autosufficiente, se non quello di aver edificato qualche scuola e delle strutture di pubblico servizio, quando i fondi venivano gestiti dalle strutture militari o dalle organizzazioni umanitarie, senza dover sottostare alle richieste governative.

Un paese da un’economia fragile che si reggeva virtualmente sugli aiuti internazionali che ora vengono sospesi, anzi l’Occidente decide di sanzionare il governo afgano. Una scelta quella delle sanzioni contro i talebani con il solo effetto di aggravare le condizioni di vita della popolazione, senza avere alcuna conseguenza sul tenore di vita degli attuali governanti che per vent’anni hanno ricevuto cospicui finanziamenti per la loro attività terroristica e che ora continueranno a riceverli per la loro attività governativa.

Un servizio sanitario sorretto dall’impegno delle organizzazioni non governative (Emergency, Intersos) che continuano ad operare tra mille difficoltà, mentre le Nazioni Unite si sono fatte carico del pagamento degli stipendi. La maggioranza delle persone hanno difficoltà nel preoccuparsi cibo, mezzi di riscaldamento e gli indumenti per superare il periodo invernale.

L’Unhcr si è attivata per raccogliere fondi da devolvere alla sopravvivenza di migliaia di persone grazie anche alla donazione che si può fare, sino al 6 marzo 2022, inviando un SMS al 45588 con il costo di 2 euro o chiamando lo stesso numero da rete fissa per donare 5 o 10 euro.

Un’emergenza umanitaria che si ripropone con l’aggressione russa all’Ucraina per la quale l’Unhcr si trova affianco all’Unicef ed alla Croce Rossa per la raccolta fondi, iniziata il 27 febbraio con il solo numero solidale – 45525 – che permetterà alle tre organizzazioni, da sempre impegnate attivamente nelle crisi internazionali, di portare un aiuto concreto e di testimoniare la generosa vicinanza dell’Italia.

Un’invasione, quella russa all’Ucraina, dalle mille giustificazioni geopolitiche e fronteggiata dall’Occidente con una serie di sanzioni che come nel caso dell’Afghanistan colpirà la popolazione, mentre chi ha portato dolore e miseria non patirà alcuna sofferenza.

In Afghanistan quale danno possono subire i talebani dopo che per vent’anni sono stati e continuano ad essere foraggiati da organizzazioni e governi? Così Putin potrà continuare ad operare, avendo razziato le ricchezze russe, con il suo tono intimidatorio verso i suoi collaboratori e con il pacato sostegno della Cina.

L’Occidente in Afghanistan è intervenuto in forze, in Ucraina non può intervenire militarmente senza far scoppiare un conflitto internazionale, ma ha promesso aiuti finanziari e militari al governo ucraino che saranno difficili da far pervenire con le vie di comunicazioni in sofferenza.

Due popoli che si pongono verso la vita in diverso spirito ed ecco l’Afghanistan in miseria con dei genitori a vendere un loro rene o le loro figlie, mentre gli ucraini prendono le armi per reagire e difendere la famiglia dall’invasore.

C’è da riflettere su quanto l’Occidente si sente così benevolmente coinvolto con l’Ucraina, ben lontana dalla posizione interventista presa con il conflitto balcanica. L’Occidente si è dimostrato forte con i deboli e diplomatico con i prepotenti, d’altronde la Russia in quegli anni non era così bellicosi e la così detta società civile non era così presente, eppure i Balcani sono più in Europa che l’Ucraina e l’autodeterminazione dei popoli funziona a senso unico, l’unica voce coerente è quella del Papa.

Un’ultima riflessione è da dedicare ai profughi e sulla disparità di trattamento: mentre si erge un muro tra Polonia e Bielorussia, dall’Ucraina i “bianchi” sono agevolati nelle pratiche di accoglienza, ben diverso quello destinato agli altri.

DANTE e Latini (ma non Brunetto…)

Per i 700 anni dalla morte di Dante tanti sono i contributi culturali originali per celebrare il Sommo Poeta, tra cui questo libro d’artista curato da Stefania Severi per la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS), non nuova a simili iniziative. Un libro d’artista è qualcosa di diverso dalla normale carta stampata e rilegata; se non un pezzo unico, è sempre prodotto in tiratura limitata e soprattutto recepisce le innovazioni delle avanguardia e riflette la personalità degli artisti. Ora, misurarsi con il sommo poeta non era lieve impresa, ma ben trenta artisti hanno risposto all’appello, interpretando ognuno secondo la propria personalità un verso o un aspetto dell’opera dantesca. Né si creda che l’estro si limiti alla Commedia, pur gigantesco monumento alla lingua e alla cultura italiana: Primarosa Cesarini Sforza interpreta le Rime, Maria Cristina Crespo s’ispira al De Monarchia, Vittorio Fava al De Vulgari Eloquentia e Salvaatore Giunta addirittura alla Quaestio de Aqua et Terra.
Gianleonardo Latini rimane invece legato alle tre cantiche della Commedia, e lo fa legando le proprie immagini ai primi tre versi che costituiscono l’incipit delle tre cantiche. «Nel mezzo del cammin di nostra vita» , ci presenta Dante e Virgilio che si avviano verso l’Inferno. Il poeta poi «A correr miglior acque alza le vele» per accedere alla Montagna del Purgatorio. Infine «La gloria di colui che tutto move» lo innalza alle alte sfere paradisiache. Graficamente l’idea viene sviluppata – esattamente – da un’unica striscia di carta ripiegata a fisarmonica (“a leporello”) e riempita in recto e verso, come del resto altri sei libri della raccolta. La parte centrale è riempita dai tre incipit danteschi, calligrafici, essenziali, mentre il resto delle pagine illustra per scene attigue e dense le tre cantiche, graficamente rese con intensi tratti di matita e pennarelli colorati che drammatizzano le scene. Dante è drammatico di suo, quindi se è facile illustrare, non lo è invece mantenere la narrazione entro un equilibrato registro tra Natura e Arte, dove segno grafico e colore si compenetrano in modo armonico, ma sono in realtà il risultato di un processo di raffinazione del Segno.


Dante nei libri d’artista
Per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta
a cura di Stefania Severi
FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori

Gli artisti coinvolti nel progetto sono:
Letizia Ardillo, Raffaele Arringoli, Maria Pina Bentivenga, Franca Buscaglia, Vito Capone, Antonella Cappuccio, Capri Orti, Giovanni di Carpegna Falconieri, Francesca Cataldi,, Primarosa Cesarini Sforza, Bruno Conte, Cristina Crespo, Elisabetta Diamanti, Vittorio Fava, Salvatore Giunta, Carla Gugi, Massimiliano Kornmiiller, Gianleonardo Latini, Silvana Leonardi, Salvatore Macrì, Maria Pia Michieletto, Mauro Molinari, Lucia Pagliuca, Sandro Pazzi, Teresa Pollidori, Enrico Pulsoni, Marco Sani, Vincenzo Scolamiero, Maria Grazia Tata, Giovanni Tommasi Ferroni