Timidi tentativi di raffigurare una
realtà più aderente a una America a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento si
hanno con pittori come Cari Wimar, intenti a scoprire l’altra America, quella
degli indiani, delle praterie e della grandi foreste, pur rimanendo legati ai virtuosismi
della vecchia Europa. In questo contesto fatto di una tradizione ricostruita e di
una realtà non interamente rappresentata nasce, nel 1882, Edward Hopper.
Divenuto un trentenne illustratore newyorkese e occasionale pittore
“estivo”, Hopper visita l’Europa tre volte, tra il 1906 e il 1910.
Durante questi viaggi conosce Cézanne e si scontra con una realtà artistica
vitale, luminosa; non più ferma alla maestria settecentesca, ma ricca della
lezione impressionista, fauvista, simbolista e surrealista. Affascinato dai
colori e dalla luce, decide di dedicarsi a tempo pieno alla pittura, realizza i
suoi primi “appunti” di viaggio pittorici.
Dall’esperienza europea ritornerà in
patria con una pittura lontana dalla “pana” folla e ricca di
attenzione per l’architettura, pronto per avviare il discorso di un
“realismo americano”.
Contemporaneo di Norman Rockwell e di
Sen Shahn, Hopper si colloca tra loro, tra la tradizione illustrativa americana
e un certo tipo di Espressionismo europeo, realizzando una pittura che trae
ispirazione dalla quotidianità paesaggi, oggetti e persone immerse nella luce,
anche nell’ambientazioni notturna, atmosfere velate del surrealismo alla
Magritte, irreali quanto un set cinematografico.
Tra il 1915 e il 1923 Hopper si dedica
quasi esclusivamente all’acquaforte e alla puntasecca, un lavoro che gli
permetterà di approfondire una visione architettonica nella costruzione dello
spazio pittorico, sostituendo le macchie di colore con le grandi stesure
cromatiche.
La modernità di Edward Hopper nel
narrare le atmosfere urbane, i paesaggi costieri di Cape Cod, i granai del
Massachusetts e gli immensi orizzonti del Sud, è nell’osservare la vita
americana, tra gli anni Venti e i primi anni Sessanta, e raccontarla con
apparente oggettività e freddezza. Da cronista cala i personaggi in un inquietante
silenzio.
Con Hopper nasce il moderno mito
americano del viaggio, con i suoi motel, i distributori di benzina, la
ferrovia. la poetica dell’incomunicabilità e della solitudine rappresentata da Hopper
offre dei personaggi colti in un attimo non ben definito del tempo e
dell’azione, in un momento di riflessione o, forse, di ripensamento, fotogrammi
di un’epoca malata di malinconia.
Un’America tragica e generosa alla
Faulkner.
I personaggi assorti nella lettura o nelle fantasie del “sogno americano” , mentre sullo sfondo, oltre il finestrino del treno o dell’albergo, scorre il paesaggio. Una pittura americana autonoma che darà impulso all’Action Panting di Jackosn Pollock, all’lperrealismo e alla Pop Art, influenzando pittori come Eric Fischl.
È
l’inizio di un nuovo anno che offre l’occasione alle varie testate
giornalistiche di esercitarsi in pronostici e asserzioni su grandi e piccoli
temi, tra personali propositi e auspici collettivi.
Dal
settimanale francese Le Monde Diplomatique, con l’editoriale di Serge Halimi De Santiago à Paris, les peuples dans la ruehttps://www.monde-diplomatique.fr/2020/01/HALIMI/61216,
ci si sofferma sulle prospettive delle varie forme di dissenso contro i
differenti governi che, dal Medioriente al Sudamerica, avvolgono il Pianeta.
Manifestazioni che il 2019 lascia in eredità, senza alcuna soluzione, al 2020,
di manifestanti per strada per opporsi coraggiosamente alle egoistiche visioni
dell’ esercizio del potere, come il nascente movimento delle Sardine che sta
varcando i confini italici per promuovere una quotidianità senza partigianerie
ideologiche ed esclusioni.
Mentre
Daniel Franklin (The Economist) si addentra in un ampio sguardo su The World in 2020https://worldin.economist.com/edition/2020/article/17308/world-2020,
passando dalla politica alla società, dall’economia gli anniversari come quelli
di Raffaello (500 anni dalla morte), 400 da quando Mayflower salpò per
l’America, 300 dal fallimento speculativo della Compagnia dei Mari del Sud, ma
sarà anche l’Anno per la sostenibilità, con il progetto del Presidente della
Commissione Europea Ursula von der Leyen, dell’incontro sulla biodiversità di
Kunming (Cina) nell’ambito della Conference of the Parties to the Convention on
Biological Diversity (COP15) sul tema “Civiltà ecologica – Costruire un
futuro comune per tutta la vita sulla Terra”, la Cop26 di Glasgow (9 -19
novembre 2020) e il coinvolgimento dei giovani con la “Youth Cop” e soprattutto
sarà Greta Thunberg, con Global Strike Futurehttps://www.fridaysforfuture.org, ad essere ancora uno
stimolo ai governi sul Climate Change.
I
propositi del 2020 di Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, sono più
personali, ma che potrebbero avere delle ripercussioni sulle buone azioni
altrui, come l’astenersi dall’acquistare l’acqua minerale in bottiglie di
plastica o “Essere gentile, essere professionale, ma avere sempre un piano per
uccidere chiunque incontro. Fare pace con Roma. Imparare a fare i selfie.”
Poi
ci sono le personali speranze per un 2020 capace di disperdere ogni ombra
accumulata dal 2019, ostacolando le strumentalizzazioni di ogni protesta e
perché i popoli trovino appagate le loro rivendicazioni.
In
un 2020 capace ad insinuare un barlume di umanità in tutti gli estremisti che
non accettano altre culture, incapaci di dialogare con gli altri, imbarbariti
dalle loro chiusure, che trovano “infedeli” in ogni angolo di strada e
innalzano muri ovunque.
Un’unica
barriera può essere ammessa su questa Terra ed è quella per fronteggiare
razzismi di colore e culturali.
Un
Anno che doni la raucedine ammutolendo gli strilloni di ogni tipologia, un poco
di lentezza agli invasati della frenesia e della velocità, alzare finalmente lo
sguardo sul Mondo al popolo che vive con gli occhi incollati sugli schermi di smartphone
e tablet, espropriare ogni avere a ogni persona convinta di possedere anima e
corpo degli altri esseri viventi, un inciampo a chi corre per aggredire
un’altra persona, un atterraggio sulla schiena a chi è abituato a guardare il
proprio ombelico e non ha mai osservato il cielo, la rugiada agli aridi di
cuore, la poesia agli avidi, l’amore agli egoisti.
Ma
soprattutto nel 2020 spargere coraggio sul capo dei timorosi nel difendere i
più deboli, nell’accogliere gli altri, nel riconoscere e rispondere a chi
chiede un aiuto.
La
25ma Conferenza sul Clima (Climate Change Conference) si è conclusa senza
alcuna buona intenzione che aveva stigmatizzato le precedenti Cop, ma solo
delle parole, come parole sono anche gli ammonimenti degli scienziati e delle
persone che scendono per le strade e chiedono ai governanti un cambiamento di
politica verso la conservazione dell’Ambiente.
L’incontro
madrileno sul clima, se non è stato un fallimento, è stato sicuramente
deludente, dopo i grandi propositi della Cop21 di Parigi, fa retrocedere le
politiche sul Clima a prima del Protocollo di Kyoto (Cop3 1997). Ora resta il
2020 come l’ultima occasione perché le nazioni industrializzate possano trovare
un accordo sul taglio delle emissioni di CO2 che non penalizzi con carestie e
alluvioni le piccole comunità, anzi le possa aiutare verso uno sviluppo sostenibile.
Gli
appuntamenti di avvicinamento alla Cop26 di Glasgow (9 -19 novembre 2020),
prevedono una “pre Cop” milanese di ottobre, per definire tutti i contenuti del
negoziato e il coinvolgimento dei giovani provenienti da tutti i 198 paesi, con
la “Youth Cop”.
La
Youth Cop potrà essere l’occasione per le nuove generazioni di passare dalla
protesta alla proposta ed a Glasgow verrà messo in scena un altro gioco delle
parti, per difendere la paura di alcuni paesi (Polonia, Australia, Cina, Stati
uniti, etc.) a dover rinunciare all’estrazione ed all’utilizzo del carbone.
È
difficile mettere d’accordo centinaia di nazioni, come dimostrano 25 anni di
incontri, con pratiche coscienziose per la salvaguardia del Pianeta, mentre il
massimo che si è riusciti ad ottenere sono i consensi su vaghe parole,
consegnando l’attuazione delle buone intenzioni all’individuale impegno.
Non
sarà il raggiungimento di un accordo globale tra nazioni a dare il futuro al
nostro Pianeta, ma l’impegno delle amministrazioni locali e delle singole
comunità.
Il
governo statunitense non crede ai cambiamenti climatici, ma la California, New
York, Maryland e Connecticut hanno intrapreso delle politiche per rendersi
indipendenti dai combustibili fossili, seguendo autonomamente le indicazioni di
Parigi, sfidano l’ottusità di Trump.
Singoli
stati non sono una nazione, ma possono dare il buon esempio per rendere la vita
migliore per tutti, affrontando la desertificazione, evitando l’innalzamento
delle acque, scongiurando la scomparsa di isole e spiagge, con l’aria
respirabile.
Grazie
alla rete internazionale di amministrativi locali che nel 1990 diede vita
all’Alleanza per il clima (Climate Alliance) si è potuto superare gli
scetticismi e varare delle iniziative per proteggere il clima mondiale.
In
Olanda è la Corte suprema dell’Aja a sollecitare il governo di rispettare gli
articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani sul diritto alla
vita ed al benessere delle persone, riducendo del 25% le emissioni di gas serra
entro la fine del 2020, rispetto al 1990.
Quello
che non riescono a decidere i politici lo fa la Magistratura indicando la
strada per delle scelte sostenibili, ma non è, per fortuna, sempre così ed ecco
degli amministratori locali che sperimentano termovalorizzatori per un
teleriscaldamento a freddo e magari vincendo un premio come migliore
Architettura Italiana per la committenza privata all’impianto del quartiere di
Figino, nella periferia occidentale di Milano, o nel comune bresciano di
Ospitaletto.
Non
saranno i termovalorizzatori di Copenaghen, Vienna o Parigi, ma è un passo per
superare le infondate paure della dispersione di polveri e CO2 da impianti che
non solo smaltiscono la nostra incapacità di contenere l’appartenenza ad una
società consumistica, ma fornendo energia senza l’utilizzo di
combustibili fossili.
Termovalorizzatori
interrati o capaci di esprimere tutta la loro bellezza architettonica alla luce
del sole, per smaltire i rifiuti producendo energia, è una soluzione da
prendere in considerazione come alternativa alla continua individuazione di
discariche a cielo aperto che non sono apprezzate dalle comunità.
Il
progetto di una Green Deal europea, annunciata dalla Presidente della
Commissione Europea Ursula von der Leyen, comincerà a dare i primi frutti per
un continente climaticamente neutro per il 2050, con una roadmap in 50 azioni,
dove saranno i singoli comuni e regioni a doversi muovere, soprattutto nel
meridione, per fermare l’offesa all’ambiente, rendendo l’impronta umana meno
invasiva.
Siamo
nell’era geologica dell’Antropocene, dove l’umanità industrializzata dimostra
tutta la sua voracità, con un dispendio di energie e di materie, ferendo il
Pianeta con il continuo distruggere e costruire, nascondendo i rifiuti delle
malefatte in luoghi strappati alla Natura ed agli altri esseri viventi, ma
viviamo di paesaggi da cartolina photoshoppata o stiamo in fila per salire su
vette innevate o ci immergiamo in acque cristalline tra pesci variopinti, senza
rendersi conto di quante microplastiche stiamo disperdendo con abiti e
cosmetici.
Greenpeace
ritiene che gli sforzi proposti da Ursula von der Leyen siano sufficienti,
perché “la natura non negozia”, ma è già molto per decenni d’inerzia e
comunque saranno sempre i singoli a salvaguardare il futuro del Pianeta ed in
molti stanno lavorando ad utilizzare l’opera dei batteri per fornire energia.
Quello
che ci presenta Jonathan Coe con Middle England è l’ultimo della
trilogia (La banda dei brocchi e Circolo chiuso), ma si può leggere da solo e
ripercorrere, in una sorta di diario, la corsa verso la Brexit.
Coe,
attraverso le vite di un gruppo di amici e parenti, da’ un affresco
dell’Inghilterra dal 2010 al 2018, con salti nei ricordi degli anni ’70 e
successivi, con le sofferenze personali e quelle inflitte da una Brexit presa
troppo alla leggera da gran parte dei cittadini, evidenziando la
contrapposizione tra i cosiddetti intellettuali e la finanza, spalleggiati da
una classe media poco istruita, intenta ad organizzarsi per nuovi profitti.
Gruppi
politicamente eterogenei, dove tra i Conservatori, promotori dell’uscita del
paese dalla Ue, troviamo delle riflessive persone che guardano ad un
comunitario interesse e tra i Laburisti appaiono individui pro Brexit solo per
un’antipatia verso il vicino, cagione di ogni sventura solo perché non è un
nativo di quel Regno al crepuscolo.
Un
romanzo che ripropone la narrativa politica tramite la quotidianità delle
persone, riscoprendosi attuale dopo l’autorizzazione della Regina a Boris “lo
sfascia tutto” a prolungare le ferie ai parlamentari britannici, per avere la
libertà di risolvere la Brexit a modo suo.
Nella
multiculturale Birmingham, simbolo del declino industriale britannico, fa da
scenario al “diario” di una difficile convivenza tra usanze e lingue.
Negli
anni ’70 una mia zia, che insegnava inglese agli inglesi, trovava difficile
vivere a Birmingham dove regnavano fragranze e suoni esotici, per lei che aveva
sposato un polacco ed ascoltava la lirica. Così nel 2000 troviamo tra le pagine
del libro di Coe cittadini che si infastidiscono nel sentire un idioma che non
sia il loro ed altri che, silenziosamente, approvano il comportamento rumoroso
degli xenofobi.
Un breve trattato sulla situazione sociopolitica inglese che parte dal pacato e liberale David Cameron, promotore di referendum che non pensava di perdere, allo sbruffone Boris Johnson, passando per una opaca Theresa May.
Middle England
di Jonathan Coe
Traduttore: Maria Giulia Castagnone
Editore: Feltrinelli, 201, pp. 398
Prezzo: € 19.00
Veleggiando per 15 giorni, ad “emissioni zero”, Greta Thunberg ha raggiunto New York a bordo della Malizia II di Pierre Casiraghi di Monaco, per essere presente il 21 settembre al UN Youth Climate Summit (vertice dei giovani sul clima) che precede il Summit dell’Onu del 23 settembre sul clima. L’occasione del summit sta permettendo all’attivista svedese di incontrare i politici statunitensi e un ex presidente come Dobama, prima di proseguirà il suo viaggio sostenibile attraverso gli Stati Uniti, Canada e Messico, per concludere alla Conferenza Onu sul clima “Cop 25” in programma dal 2 al 13 dicembre a Santiago del Cile.
A
fianco di Greta Thunberg ci saranno altri 99 giovani provenienti da ogni
continente e tra loro l’italiana Federica Gasbarro, ventiquattrenne abruzzese,
che la raggiungerà, per mancanza di tempo, in aereo portando con se un progetto
per depurare l’aria dall’anidride carbonica attraverso fotobioreattori. Si
tratta di microalghe che producono nutrienti, già utilizzati dalle industrie
farmaceutiche in grado di assorbire CO2 in cambio di ossigeno.
L’agenda
per i cambiamenti climatici dell’adolescente svedese non si può limitare ad un appello
ai governanti a sostenere la trasformazione dei nostri singoli comportamenti
quotidiani ed incitare le nuove generazioni a convertirsi alla sostenibilità
della vita, ma alla salvaguardia del patrimonio naturale.
Cambiamenti
assimilati per imprimere al mercato un diverso sviluppo economico che non
preveda coltivazioni ed allevamenti intensivi, per riflettere sugli
incendi, sul disboscamento, sulle estrazioni minerarie legali e clandestine, ma
anche sul pregiato legname, senza dimenticare la desertificazione.
Non
basta vietare il carbone e magari gli idrocarburi, abolire l’uso indiscriminato
della plastica ed il suo abbandono, scegliere il treno al posto dell’aereo o la
bicicletta all’auto, ma un passo avanti è filtrare l’aria anche, come è stato
proposto a Firenze nell’ambito del Festival God is Green, negli ambienti chiusi,
con il progetto del neurobiologo Stefano Mancuso e dal collettivo PNAT (designer,
architetti e biologi) nel realizzare La Fabbrica dell’Aria.
Il progetto vuole utilizzare la capacità delle piante di produrre ossigeno, filtrando l’aria negli ambienti chiusi, dedicando uno spazio di 40 mq per una serra in ogni edificio, creando una connessione con le varie proposte di rimboschimento, per amplificare gli effetti benefici sul catturare Co2, come viene esplicitato nell’appello delle Comunità Laudato si’ con il la messa in dimora di 60 milioni, uno per ogni abitante, di alberi in Italia.
Quella
di Un albero in più della Comunità
Laudato si’ è un’iniziativa efficace per contrastare il cambiamento climatico,
con l’accumulo dell’anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, che può essere
fatta da ogni singola persona, indipendentemente dai possibili finanziamenti
governativi.
È
necessario intervenire per evitare gli scempi come quelli perpetrati in
Turchia, sul Monte Ida, con il taglio di centinaia di migliaia di alberi per
realizzare il progetto minerario della canadese Alamos, con la turca Dogu Biga,
per l’estrazione dell’oro.
Mettere sotto
protezione internazionale non solo l’Amazzonia, ma anche le foreste dell’Angola
e della Repubblica democratica del Congo, tanto da far gridare al
neocolonialismo qualcuno che non ha ben compreso la realtà di un Mondo
globalizzato, rendendoci tutti collegati e interdipendenti, dove nessuno può
danneggiare la vita degli altri neanche per avidità ed è dovere della comunità
internazionale non limitarsi a rimproverare il comportamento, ma ad offrire
aiuto e fornire delle alternative.
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