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Maria Lai: Stoffe per altri Mondi

Tenendo per mano il sole è il titolo della mostra e della prima Fiaba cucita realizzata. Sia nel titolo che nell’opera sono presenti molti degli elementi tipici della ricerca di Lai: il suo interesse per la poesia, il linguaggio e la parola; la cosmogonia delle sue geografie evocata dal sole; la vocazione pedagogica del “tenere per mano”. Non una classica retrospettiva, ma piuttosto un racconto che non si attiene a vincoli puramente cronologici e asseconda un percorso biografico e artistico peculiare, caratterizzato da discorsi e intuizioni apparentemente lasciati in sospeso per poi essere ripresi molti anni più tardi.

Attraverso un’ampia selezione di opere, in buona parte inedite, la mostra presenta il poliedrico mondo di Maria Lai e la fitta stratificazione di idee e suggestioni che ha caratterizzato il suo immaginario. Il percorso si snoda attraverso cinque sezioni, che prendono il nome da citazioni o titoli di opere di Lai, mentre nel sottotitolo vengono descritte modalità tipiche della sua ricerca; ogni sezione è accompagnata dalla voce di Maria Lai attraverso un montaggio di materiali inediti realizzati dal regista Francesco Casu. C’è anche un’ultima, ideale, sezione, che documenta le opere di arte ambientale realizzate nel territorio e in particolare in Ogliastra. La sezione Essere è tessere. Cucire e ricucire documenta le prime prove realizzate negli anni Sessanta, un decennio in cui decide di abbandonare la tecnica grafica e pittorica per dedicarsi alla sperimentazione con i materiali. Nascono così i primi Telai e le Tele cucite: oggetti funzionali del quotidiano, legati all’artigianato sardo, vengono privati della loro funzione pratica per essere trasformati in opere che dimostrano una fervida ricerca espressiva. Il filo rappresenta anche un’idea di trasmissione e comunicazione, Lai vede l’arte come strumento e linguaggio capace di modificare la nostra lettura del mondo, un’attitudine che le deriva dalla sua storia personale di insegnante e che si manifesterà in seguito nei Libri e nelle Fiabe cucite. L’arte è il gioco degli adulti. Giocare e Raccontare raccoglie i giochi dell’arte creati da Lai, riletture di giochi tradizionali con cui ribadisce il ruolo fondante della creazione nella società. Gioco come mezzo per conoscere se stessi e per imparare a relazionarsi con l’altro, un’attività da non relegare al mondo dell’infanzia, ma da continuare a coltivare in età adulta. La sezione Oggetto paesaggio. Disseminare e condividere, racconta l’aspetto relazionale della pratica di Lai attraverso un ampio corpus di oggetti legati a un suo universo affettivo, tra cui sculture che simulano l’aspetto di un libro o di singole pagine, forme che richiamano manufatti del quotidiano, rivendicando però una propria inedita individualità.  Il viaggiatore astrale. Immaginare l’altrove raccoglie la serie delle Geografie, mappe astrali visionarie e fantastiche che delineano costellazioni, chimere e infiniti universi immaginari. La felice stagione delle opere partecipative è infine protagonista della sezione L’arte ci prende per mano. Incontrare e Partecipare. Come Legarsi alla montagna (1981), considerato il primo episodio di Arte relazionale in Italia, un intervento ispirato a un’antica leggenda, con cui Maria Lai riesce a coinvolgere tutta la popolazione del paese di Ulassai.

La profonda convinzione del potere salvifico dell’arte, il tema del gioco ritenuto fondante per la crescita di ideali per la collettività, l’arte come strumento, capace di far incontrare, immaginare, mettere in relazione: questo, e altro ancora, rende Maria Lai un’artista tra le più innovative della sua generazione, che ha saputo intercettare e interpretare agli albori meccanismi culturali alla base della società di oggi.

Come nei Telai e nelle tessiture a lei così care, i suoi fili idealmente tesi fra tradizione e contemporaneità hanno tracciato una fitta trama di relazioni tra le persone, contribuendo a un profondo cambiamento delle storie e delle identità personali, sociali e collettive.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da 5 Continents, con testi di Maria Alicata, Antonella Anedda, Franco Farinelli, Luigia Lonardelli, Davide Mariani, Bartolomeo Pietromarchi e Elena Pontiggia. 


MARIA LAI
Tenendo per mano il sole
Dal 19 giugno 2019 al 12 gennaio 2020


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Un pittore toscano a Roma

Dal 19 luglio è aperta a Roma, presso i Musei Capitolini, una interessante mostra su Luca Signorelli pittore toscano del Rinascimento. Il Signorelli, che ebbe gran fama soprattutto nella prima parte della sua vita, nacque a Cortona intorno al 1450, sembra che abbia iniziato a lavorare presso la bottega di Piero della Francesca anche se non si ha conoscenza di sue opere anteriori ai primi anni ottanta del ‘400; dopo tale data si hanno i suoi dipinti a Loreto nel Santuario della Santa Casa e nella Sagrestia.
Papa Sisto IV per la grande impresa della Cappella Sistina chiamò a Roma i più celebri pittori della seconda metà del XV secolo e tra loro vi fu anche il Signorelli prima come aiuto del Perugino poi come artista autonomo. Successivamente lavorò a Perugia, Firenze e Volterra riscuotendo grande successo. Nel 1497 fu nel Monastero di Monte Oliveto Maggiore affrescando nel chiostro molti episodi della vita di San Benedetto proseguendo la serie iniziata dal Sodoma.
Nel 1499 fu chiamato ad Orvieto per dipingere, nella Cappella di San Brizio, il grande Giudizio Universale iniziato dal Beato Angelico. Entrò in crisi spirituale per la morte del figlio e, secondo una versione improbabile del Vasari, avrebbe espresso tale stato d’animo nel “ Compianto sul Cristo morto “ a Cortona e poi, forse temendo il confronto con gli artisti della generazione successiva quali Raffaello e Michelangelo, si ritrasse in una dimensione provinciale dipingendo ad Arcevia, nel 1507, un grande polittico di gusto tardo gotico; anche in età avanzata continuò a lavorare producendo nel 1519 l’ultima sua opera nota, ad Arezzo, “ Madonna con Banbino e Santi”.
Morì nel 1523 a Cortona. Ai suoi tempi ebbe grandissima fama anche se suoi critici parlano di grande abilità tecnica ma talvolta di mancanza di stile personale in quanto si sarebbe spesso ispirato ad altri artisti e, per compiacenza verso i committenti, avrebbe dipinto, negli anni della tarda maturità, secondo loro indicazioni.
La mostra “Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte” che espone una sessantina di opere, di cui quindici del Signorelli, è promossa da Assessorato, Sovrintendenza e Zetema e curata da Federica Papi e Claudio Parisi Presicce. Non è una antologica sull’artista ma un esame sui rapporti tra Signorelli e la città di Roma dove si recò più volte, alcune documentate altre solo presunte, e lo studio dell’arte antica che lo ispirò in molte sue opere.
L’esposizione è articolata in sette sezioni la prima delle quali si interessa del vero volto dell’artista che non è quello notissimo presentatoci dal Vasari ma quello che si ricava dal Giudizio Universale di Orvieto in cui l’artista si ritrasse con una elegante veste nera ed una folta capigliatura chiara. Seguono un paio di sale dedicate alla Roma di Sisto IV, dotto teologo proveniente dall’ordine francescano, che promosse grandi commissioni artistiche in città tra cui la decorazione della Cappella Sistina. In una sala è esposto la “Spinario” bronzeo di età classica che servì da modello all’artista per inserti nelle sue opere che riproducono corpi in pose statuarie quali “Madonna con Bambino con nudo maschile”, “Martirio di San Sebastiano” e “Battesimo di Cristo”.
Nella quarta sezione sono esposte riproduzioni fotografiche su pannelli retroilluminati degli affreschi che costituiscono i grandiosi dipinti della Cappella di San Brizio che presentano un Giudizio Universale che forse ispirò Michelangelo.
Seguono tre dolcissime immagini di Madonne una delle quali con fondo oro che si identifica nelle fonti con un quadro che l’artista donò ad una figlia. Invano sperò in committenze nella Roma di Giulio II e Leone X ed in un suo scritto il pittore Caporali narra di una cena, nel 1507, a casa del Bramante a cui parteciparono Signorelli, Pinturicchio e Perugino tesi ad aggiudicarsi la decorazione di un nuovo appartamento papale che però non riuscirono ad avere; ormai a Roma erano apparsi Michelangelo e Raffaello con i loro nuovi stili.
Le ultime due sezioni riguardano la fortuna del pittore in pittura e letteratura nei secoli XVIII e XIX ed infine la riscoperta, dal tardo ‘800, dei dipinti dispersi e smembrati del Signorelli finiti sul mercato antiquario, sono esposti la “Flagellazione”, olio su tavola, e “Santo Stefano lapidato” anch’esso sullo stesso supporto. Mostra certo non grande e non completa sull’opera dell’artista ma piacevole a vedersi e di estremo interesse.


Luca Signorelli a Roma
Oblio e riscoperte

Dal 19 luglio al 3 novembre 2019

Musei Capitolini. Palazzo Caffarelli
Roma

Orario:
9,30 / 19,30

Catalogo:
De Luca Editori d’Arte


Veronica Gaido: Il fascino della sfocatura d’arredo

Veronica Gaido

Gli scatti di Veronica mettono in scena un intenso corpo a corpo tra la figura della città e quella della donna che si intrecciano in una specie di osmosi: la metropoli, con le sue architetture, i suoi grattacieli si umanizza in un turbolento dialogo tra gli edifici, svelando la sua struttura spoglia, spettacolare, luminosa; mentre la donna si libera mostrandosi nel proprio intimo dinamismo, e generando nell’ombra, a sua volta, i gesti, le forme, i tagli e la geometrica evidenza dei volumi di un’architettura solitaria, dai tratti a volte scultorei. Nei trasparenti “esterno-giorno” delle città e nei densi, ombrosi “interno-notte” dei nudi femminili, stilisticamente dominano la sfocatura, la moltiplicazione dell’immagine, il movimento, lo spirito di trasformazione, una calcolata, metodica visionarietà.
Un doppio tema ricorrente nelle opere della fotografa che attraverso un utilizzo ricercato della macchina fotografica realizza opere in movimento, una tecnica sofisticata che gioca con tempi di esposizione e messa a fuoco. La sua è una “fotografia liquida” che mescola la grazia ottocentesca degli Impressionisti, come un pennello che dipinge la tela, e il dinamismo del Novecento, che coglie il ritmo fluido della contemporaneità.


DOPPIO CORPO
Veronica Gaido
Dal 19 giugno al 20 settembre 2019

Musei di San Salvatore in Lauro
Complesso Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni
piazza di San Salvatore in Lauro
Roma

Informazioni per le aperture
tel. 06/6865493

Frammenti di Mitraismo

Presso il Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, è stato presentato un manufatto marmoreo restaurato a spese di un socio del Rotary, Distretto 2080, Gianfranco Treglia amministratore unico di Assitec 2000 s.r.l.; il finanziamento ha usufruito delle agevolazioni fiscali della normativa Art bonus. Il reperto, in marmo bianco e di discrete dimensioni, forse era in origine un architrave lavorato su due facciate; da una parte presenta un portico colonnato con sette nicchie di cui quella centrale è fiancheggiata da due semipilastri, nell’altra è incisa una “tabula ansata” con una dedica al dio Mitra di Tamesius Olimpius Augentius che ricorda di aver emulato il nonno Victor nella cura dei locali destinati al culto mitraico. Il nome, che non è più quello delle antiche gentes della tarda Repubblica, sembra appartenere ad una delle famiglie di origine orientale che sin dall’età adrianea si erano trasferite a Roma arrivando anche a raggiungere la dignità senatoria. Le due facciate sono attribuibili a periodi diversi, probabilmente in origine fu scolpito il porticato mentre l’altro lato era inserito nel muro poi, per motivi a noi ignoti, l’architrave fu girato e vi fu scolpita la dedica di Temesius.
La religione di cui si parla, il mitraismo, è un mistero del mondo antico, poco sappiamo e quel poco ci è riferito da scrittori pagani e cristiani generalmente ostili quali Tertulliano e San Girolamo. La religione sembra collegarsi con l’antico culto persiano di Zoroastro di cui per secoli non si hanno più notizie salvo ricomparire nel Mediterraneo orientale nel I secolo a.C. con la figura di Mitra che a volte è un dio a volte un adepto del Sole. Tra il II e il IV secolo il mitraismo si diffuse in tutto l’Impero Romano soprattutto fra i soldati; i santuari del culto, numerosi a Roma ed in particolare ad Ostia, sono sparsi nelle varie provincie sede di guarnigioni. luoghi semisotterranei a forma di grotte con banconi sui quali i fedeli prendevano parte al banchetto sacro che seguiva al sacrificio del toro momento centrale della liturgia: Le grotte erano decorate da gruppi marmorei, raramente con pitture, rappresentanti Mitra che uccide il toro con a fianco due statue stanti di giovani con berretto frigio, Cautes e Cautopates, uno con una torcia sollevata l’altro con una torcia abbassata.
Il culto era gerarchico, elitario ed esclusivamente maschile: secondo San Girolamo era articolato su sette gradi: Corax. Cryphius, Miles, Leo, Perses, Heliodromos fino ad arrivare a Pater, grado raggiunto da Victor nonno di Temesius Augentius come risulta nella dedica. Come altre religioni orientali e misteriche il mitraismo raggiunse il massimo sviluppo nel IV secolo scontrandosi con il Cristianesimo, si fuse per motivi a noi ignoti con il culto del Sol Invictus professato dagli Imperatori soldati del III secolo. Qualche storico tende ad evidenziare alcune somiglianze con il Cristianesimo come l’identificazione del Natale con la festa del Sole, coincidente con il solstizio d’inverno, ma le differenze sono fondamentali, tra le più importanti l’esclusione delle donne invece molto favorite dal Cristianesimo ed il carattere elitario ed autonomo dei vari mitrei differente dai rapporti, a volte fortemente dialettici, tra le varie comunità cristiane.
Come tutti i culti pagani il Mitraismo fu vietato dall’Editto dell’Imperatore Teodosio del 391 d.C., gli adepti furono perseguitati ed alcuni mitrei ancora esistenti recano tracce di devastazioni. Questo è il poco che sappiamo e ad esso possiamo aggiungere la dedica di Temesius.


Rilievo di Tamesius Olimpius Augentius

Museo Nazionale Romano
Terme di Diocleziano

viale E. de Nicola,79
Roma


Immagini di Parole


I 21 artisti:
Claudia Bellocchi, Elisabetta Bertulli, Paolo Bielli, Michiel Blumenthal, Manuel Cecchinato Posadas, Gilles Cuomo, Eleonora Del Brocco, Venera Finocchiaro, Giorgio Fiume, Cristina Giammaria, Silvana Leonardi, Adrian Levy, Maurizio Morandi, Mattia Morelli, Marco Mucha, Claudia Nizza, Laura Rago, Graziella Reggio, Maria Teresa Romitelli, Giulia Sargenti, Stefano Sartini

Le Nuvole liberate nel libro di Luigi M. Bruno sono dei frammenti di vita osservata e vissuta in un viaggio introspettivo e come ogni viaggio introspettivo veleggia tra la realtà del quotidiano e l’immaginario indefinito dove l’Io e l’alter ego si mescolano e si sovrappongono.

In questo rimpallo di ruoli si inseriscono le opere di una ventina di artisti che hanno trovato ispirazione nella scrittura di Luigi.

Opere essenzialmente narrative, ma non mancano quelle di ispirazione minimalista ed astratta, per indagare nelle varie figurazioni scaturite dalle suggestioni che i racconti sono stati capaci di far emergere dalla consequenzialità delle parole.

Viaggi per rincorrere amori sognati o rifugiarsi nei peccati di gola, per sfuggire alla realtà o a una vita che sprofonda nella routine dell’incomunicabilità: sono alcune delle trame dalle quali si dipanano le immagini.

Lavori di varie tecniche e stili che rappresentano l’individualità creativa nelle varie manualità pittoriche per elaborare composizioni fotografiche e collage, incisioni, stampe a secco e riverberi grafici, trasformando la mostra in una vetrina di come si può tradurre in immagini le parole e ancor di più un piccolo campione statistico di quali racconti di Bruno hanno riscosso maggior interesse.

Libro di Artista: Un viaggio nei Racconti di Luigi M. Bruno
intrapreso da 21 artisti 15×21

Racconto inedito di Luigi M. Bruno


Immagini di Parole
Dal 5 al 25 maggio 2019
Un viaggio nei Racconti di Luigi M. Bruno
intrapreso da 21 artisti:
Claudia Bellocchi, Elisabetta Bertulli, Paolo Bielli, Michiel Blumenthal, Manuel Cecchinato Posadas, Gilles Cuomo, Eleonora Del Brocco, Venera Finocchiaro, Giorgio Fiume, Cristina Giammaria, Silvana Leonardi, Adrian Levy, Maurizio Morandi, Mattia Morelli, Marco Mucha, Claudia Nizza, Laura Rago, Graziella Reggio, Maria Teresa Romitelli, Giulia Sargenti, Stefano Sartini

Storie Contemporanee
Studio Ricerca Documentazione
via Alessandro Poerio 16/b
Roma

Orario:
martedì – giovedì – dalle 11.00 alle 13.00
mercoledì – venerdì – dalle 17.00 alle 19.00

Si inaugurerà Domenica 5 maggio 11,00 – 14,00
si chiuderà sabato 25 maggio, pomeriggio

a cura di Gianleonardo Latini
con un testo di Anna Cochetti

tel. 328 8698229