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Campo de’ Fiori: Errori di gioventù

Dopo tanti anni, rischiavo lo scandalo. Da giovane avevo scritto un romanzo molto trasgressivo, cercando di farlo pubblicare. All’epoca non c’erano ancora i blog, quindi facevo le fotocopie della stampata e le inviavo ai vari editori con una lettera d’accompagno. Mi firmavo con uno pseudonimo, allegando un indirizzo di comodo per il contatto. Poi mi sono fidanzato e in seguito ho messo su famiglia. Mai avevo parlato alla futura moglie della mia attività di scrittore notturno, né tantomeno querelai un editore che aveva nel frattempo pubblicato il mio manoscritto col nome di un altro. Fossi rimasto singolo, non ci avrei pensato due volte a passare alle vie legali, ma con una brava moglie non era il caso di alzare il sipario sul passato remoto. E’ vero che Foquet de Marseille, prima di diventare vescovo aveva da giovane scritto versi di amor cortese, ma nel suo ambiente erano considerati errori di gioventù su cui si sorvolava. Mia moglie invece sapeva al massimo che mi ero fatta qualche canna e che avevo avuto un paio di fidanzatine, ma se solo avesse ritenuto vero il 10% di quanto narravo in quel libro, sarebbe scappata. Ed ora il fulmine a ciel sereno: in una tesi di dottorato in storia della letteratura italiana degli anni ’70 un giovane studioso metteva seriamente in dubbio l’attribuzione all’autore di quel romanzo, diventato nel frattempo un best-seller, e la cosa era rimbalzata anche su Espresso e Panorama. Ineccepibili gli argomenti del giovane ricercatore: il romanzo era stato scritto da un romano e non da un bolognese, come si desumeva dall’analisi del testo: sintassi e lessico erano più vicini al romanesco che alle parlate emiliane, e alcune informazioni peraltro assai precise su luoghi e avvenimenti potevano invece esser state copiate da qualche fonte giornalistica. Fin qui niente di strano: lo fanno anche gli autori miliardari di best seller; solo che pagano chi lo fa per loro, mentre io ero invece solo un modesto artigiano. E da vero principiante, lasciavo tracce dappertutto, un po’ per sfida, ma anche per ingenuità. Facile sarebbe stato all’epoca risalire a me o almeno al mio ambiente attraverso una serie di dettagli assai precisi di cui si era ormai persa memoria, ma nessuno ci aveva pensato; del resto il romanzo era stato riscoperto dalla critica solo trent’anni dopo. E adesso, dopo tanto tempo, un ricercatore universitario ansioso di farsi notare riapriva il caso letterario.

Rilessi freneticamente il romanzo, di cui comunque tenevo ancora una copia da qualche parte. Non ci avrei dormito la notte, e a ragione. Se qualcuno avesse capito che di Roma si parlava, anzi di Campo de’ Fiori, il problema non era identificare chi all’epoca si portava a letto le studentesse americane dopo un paio di canne o mezzo litro di gin, o dove abitava la figlia del pittore cubano, o chi fosse la cicciona del mercato. C’era invece ben altro: la testimonianza di un omicidio archiviato. Nel romanzo si parlava di uno spacciatore che non era morto per overdose, ma per una dose intenzionalmente mortale. Chi spacciava all’epoca magari tagliava la roba da vendere con polvere di marmo o stricnina, ma per sé teneva eroina pura. Ma uno di loro doveva morire: aveva iniziato alla droga uno del mio palazzo e da un anno trovavo solo siringhe per le scale. Quando quel ragazzo con cui ero cresciuto insieme morì di overdose, tutti noi decidemmo di farla finita con loro. “Noi” eravamo gli altri giovani del palazzo, “loro” erano tutti quelli che continuamente salivano e scendevano le scale: tossici, spacciatori, ladruncoli, puttanelle varie, una fauna che impediva la vita normale agli altri a tutte le ore, notte compresa, tant’è vero che la sera staccavamo i citofoni. Ma quando il pusher morto finì sui giornali, ecco la sorpresa: lo stronzo che avevamo spedito all’inferno era figlio di un costruttore edile pugliese pieno di soldi e terre. Perché allora spacciava, pur non avendo bisogno di soldi? Forse per sentirsi potente e rispettato, o semplicemente per scoparsi tutte le ragazze che voleva, italiane o straniere che fossero. Ma quella notte fu tramortito per le scale con una spranga di ferro, solo per farsi iniettare in vena una pera, lui che non se ne era mai fatta una. Collasso cardiocircolatorio, così la relazione del medico legale. E la botta? Era caduto per le scale mal illuminate. Uno di meno. Questi i fatti di tanti anni prima. Ma se saltavano fuori testimonianze tardive – eravamo in gruppo – il caso si sarebbe arricchito di dettagli all’epoca ignoti. Ma del gruppo chi era rimasto? Dei tossici pochi, sicuramente erano tutti morti negli anni successivi, magari di epatite B o di Aids. E di noi? Tutti avevano da anni messo su famiglia e cambiato casa, ormai il Campo era troppo caro e incasinato. Testimoni capaci di parlare o interessati a farlo quindi non ve n’erano più. Ma nel romanzo si parlava anche di una polaroid scattata durante l’azione e conservata gelosamente da uno del gruppo. Se ne descrivevano anche i dettagli. Bei coglioni che eravamo! Ma era anche l’epoca in cui le BR si facevano la foto ricordo mentre sparavano al fratello di Peci e le prime coppie scoperecce compravano la polaroid per la rubrica “autoscatto” su Le Ore, quindi stavamo in buona compagnia. E poi, quella foto chissà che fine aveva fatto. E invece eccola che salta fuori. Non proprio quella, ma una molto simile. Una galleria d’arte ti presenta in esclusiva un’antologica di quartiere, “Scatti & Riscatti”, dove sono esposte foto in bianconero fatte negli anni Settanta e ritrovate qua e là, con qualche sconfinamento nel decennio dopo. Ingrandite, ecco tante immagini rigorosamente inedite che davano il quadro della vita sociale al Campo quando ero giovane. All’epoca i banchi del mercato erano almeno quattro volte quelli di adesso e ancora c’erano le stadère, abolite dagli euroscemi di Bruxelles. C’era la monumentale Marisona, pittoresca usuraia figlia di mignotta. C’erano sprazzi di cortei e manifestazioni dell’epoca. C’era Maria di Gaetano, la cassiera del cinema Farnese. C’era la sorella di Fabrizi, non la sora Lella ma l’altra, quella del banco prima del cinema Farnese. E poi le scene di bar: in una si riconosceva Cavallo Pazzo, al secolo Guido Appignani, artista e provocatore sempre ubriaco. Me lo ricordo benissimo quando era ospite di Eva, la madre di Toni lo Svedese, uno spacciatore in realtà finlandese. Ed ecco ora la foto che non volevo vedere: a un tavolino dell’Om Shanti, il bar che bucava i cucchiaini per non farseli fregare dai tossici, noi tre sediamo accanto alla vittima in atteggiamento cordiale. Questa era la prova che ci conoscevamo, mentre all’epoca noi tutti negavano di aver mai parlato con quel fetido individuo. Fottuti! Che fare a questo punto? Levar di mezzo la foto era improponibile, l’unica era sperare che nessuno la notasse o – peggio – ricollegasse uomini e cose.  Per ora i critici letterari stanno ancora litigando se quel mio libro sia ambientato a Roma o a Bologna e se l’autore sia ancora vivo. Qualcuno lo identifica con un noto giornalista ormai morto, altri con un funzionario di Polizia in pensione. Il dibattito è veramente interessante. L’importante è che non arrivino mai a Campo de’ Fiori.

 

Appunti artistici

Questa mostra indaga e documenta il permanere e l’evolversi della forma e dell’uso del piccolo e prezioso oggetto che siamo abituati a trovare esposto nelle teche dei musei a completare la conoscenza dell’opera di un artista, fornendone spesso una visione altra, più immediata, quotidiana, domestica ma nel contempo più approfondita e talvolta sorprendente. Gli artisti invitati ne propongono qui una versione attuale declinata in materiali diversi e con diverse modalità d’uso e destinazione, avendo altresì la possibilità di lavorare “a 4 mani” con un interlocutore reale o immaginario.

Nel corso dell’inaugurazione verrà presentato il 3° dei “Taccuini A4 mani” con cui lo Studio Leonardi “zu spät?” ha documentato le iniziative svoltesi nel corso del 2017, anno d’inizio della sua attività.

Gli Artisti presenti:

Bruno Aller, Anna Maria Angelucci, Carlo Ambrosoli, Rosetta Berardi, Luciano Benini Sforza, Claudia Bellocchi, Tomaso Binga, Michiel Blumenthal, Antonio Carbone, Giovanni Castaldi, Elettra Cipriani, Laura De Carli, Lucia Di Miceli, Gabriella Di Trani, Luigi Domenicucci, Marisa Facchinetti, Fernanda Fedi, Daniele Ferroni, Giovanni Fontana, Gianleonardo Latini, Silvana Leonardi, Mattia Morelli, Carlo Oberti, Beatrice Pasquet, Adriana Pignataro, Lamberto Pignotti, Maria Teresa Romitelli, Lucia Sapienza, Eugenia Serafini, Grazia Sernia, Ilia Tufano, Piero Varroni, Oriano Zampieri.

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Taccuini d’Artista
“Taccuini A4 mani”
Dal 14 ottobre al 4 novembre 2017

Studio Leonardi “zu spät?”
via Dandolo 30
Roma

Orario:
dal martedì al sabato
su appuntamento

Informazioni:
Tel. 349 6385848
studioleo.zuspaet@libero.it

a cura di Studio Leonardi “zu spät?”
presentazione di Francesco Muzzioli

Evento organizzato in occasione della
Giornata del Contemporaneo
promossa da AMACI

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Ricordando Idriss Bakay

Venerdì scorso, 23 settembre, nei locali dell’Art-caffè in via dei Coronari, si è voluto ricordare l’opera e la vita del pittore africano Idriss Bakay. Vita e opere purtroppo concluse troppo presto.

Idriss, pittore “rurale” per definizione acquisita, per istinto e per pura necessità espressiva dipingeva e ha dipinto in termini assolutamente elementari la realtà che ha vissuto, realtà fatta di povere necessità, faticosi raccolti continuamente in lotta con la siccità e la difficoltà alimentare.

In lui nessuna accortezza né furberia tecnica, nessuna presunzione intellettuale: solo la cruda necessità del vivere e la speranza, domani, per un mondo migliore. Il suo stile, se di stile si può parlare, è nell’immediatezza di raccontare e illustrare un mondo piccolo, semplice, così dipingeva come un bambino può tradurre nella sua sintesi fantastica il mondo che lo circonda.

Ingenuità, ma anche sincerità e integrità di un uomo in lotta con le privazioni, la fatica LMB Mostre Idriss a Roma IMG_20170925_130121dell’esistere in un mondo ostile, la malattia. In questa occasione si vuole ringraziare Massimo Gioia per la sua cortese disponibilità nell’ospitare la manifestazione che, oltretutto, è promossa dal collettivo Artisti Oltre Confine del MAGIS (opera missionaria gesuiti italiani), ricordando inoltre l’opera generosa e instancabile del padre gesuita Franco Martellozzo per il suo impegno missionario per gli orti e i pozzi comunitari nel Ciad nonché per le sue iniziative nel promuovere la diffusione per immagini pittoriche della realtà comunitaria nel territorio africano.

Si è voluto rendere così omaggio non tanto all’artista ma all’uomo, generoso, ostinato, coraggioso.

Questo è stato Idriss e nell’esporre le sue semplici tele alcuni artisti, romani e non, si sono ritrovati idealmente e concretamente ad esporre al suo fianco, sulle stesse pareti, con l’affetto e l’amicizia per chi come lui, oggi come oggi, è in lotta impari con questo mondo indifferente, incomprensibile nella sua superficialità.

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Idriss Bakay
Un Artista rurale
Prorogata sino al 14 ottobre 2017

nell’Art Gallery Bar
di Massimo Gioia
in via dei Coronari, 85
Roma

Organizzata da Gianleonardo Latini per Magis

Vernissage alle ore 18.00 del 23 settembre 2017

Oltre alle opere di Idriss Bakay cono presenti i lavori di: Claudia Bellocchi, Luigi M. Bruno, Giorgio Fiume, Venera Finocchiaro, Gianleonardo Latini, Janine Claudia Nizza

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http://www.ex-art.it/opere_solidali/adottare_la_cultura/bakay_idriss/bakay_idriss.htm

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Per maggiori informazioni
Fondazione Magis
Tel. 06.69700327
Cell. 339.6656075
Email. segreteria@magisitalia.org

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Ciad. Le opere di Idriss Bakay continuano a parlare con la voce della solidarietà

Italia. A Roma, l’arte di Idriss Bakay diventa solidale

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Il grottesco del tragico

Glauco Mauri e Roberto Sturno tornano a Beckett, diretti da Andrea Baracco, con Finale di partita testo cardine e paradigmatico del Novecento. Scritto da Beckett nel 1956, andò in scena, in francese, in prima mondiale al Royal Court di Londra nell’aprile del 1957 insieme all’atto unico Atto senza parole, e poi, nello stesso mese e con la stessa Compagnia, a Parigi allo Studio des Champs-Élisées. In Italia fu messo in scena per la prima volta l’anno successivo da Andrea Camilleri.

Come in molti suoi lavori Beckett, Premio Nobel per la Letteratura del 1969, in Finale di partita parla della condizione umana segnata dalla sofferenza e dall’assurdità dell’essere, dei limiti e delle possibilità della libertà individuale, della solitudine di ciascuno di fronte al mondo: un teatro di personaggi, che si fissano nella memoria, vivi e palpitanti.

Finale di partita, si svolge in una stanza-rifugio post-atomico, nuda, senza mobili, dove la luce penetra grigiastra, dove, come in una pseudopartita a scacchi, si muovono i suoi personaggi: Hamm, cieco e su una sedia a rotelle, i suoi genitori Nagg e Nell, senza gambe e chiusi in due contenitori per la spazzatura, e il suo servitore Clov, che non può sedersi mai. Hamm e Clov per sopravvivere hanno bisogno l’uno dell’altro: solo Clov può dar da mangiare ad Ham, e solo Ham possiede le chiavi della dispensa.

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Teatro Eliseo Finale di partita di Samuel Beckett 1FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
Da martedì 26 settembre a domenica 15 ottobre 2017

Regia: Andrea Baracco
Con
Glauco Mauri | Roberto Sturno
e con Elisa Di Eusanio | Mauro Mandolini

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Giacomo Vezzani

Produzione Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno

Durata: 1 ora e 20 minuti (atto unico)

Teatro Eliseo
via Nazionale 183
Roma

Biglietteria:
tel. 06/83510216

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Il dentro che viene fuori

Fervono i preparativi per la VI edizione di INTERIORA, che sta tornando quest’anno, con il contributo della Regione Lazio e il sostegno del Comune di Roma e di Zètema, mantenendo il suo concept ma arricchendosi di appetitose novità.

Prima fra tutte la nuova location: il M.A.CR.O. Spazio Factory, che ospiterà per tre giorni l’ormai storico evento dedicato all’horror indipendente e alle paure contemporanee in tutte le sue forme.

La Pelanda dell’ex Mattatoio è lo scenario ideale in cui ambientare le 5 sezioni del Festival multidisciplinare che sconfineranno con il Cinema nelle due sale della Città dell’Altra Economia.

La storica sezione di cortometraggi sarà affiancata dalla

rassegna di film in 35 mm rari e introvabili del Michele De Angelis’ Horror Picture show: 15 film in pellicola tra cui film scomparsi dall’epoca della loro uscita come Sindrome del terrore di Jeff Lieberman o L’ Appartamento al 13 piano di Eloy de La Iglesia. Invisibili in lingua italiana da più di 40 anni. “È un onore ed un piacere per noi di Shockproof rinnovare una collaborazione che ha dato esiti insperati già due anni fa. Grazie ad Interiora e ad il mio partner Simone Starace il Michele De Angelis Horror Picture Show torna bigger, longer e soprattutto Uncut.” dichiara il creatore della rassegna.

Potrete inoltre scoprire i partecipanti di quest’anno a partire dal 2 ottobre 2017 quando saranno disponibili su questo sito i risultati delle selezioni dei bandi Cinema, Arti audiovisive e Musica.

Il bando Letteratura invece posticipa la scadenza al 10 ottobre. CUT-UP, casa editrice indipendente specializzata, selezionerà le proposte mettendo in palio la pubblicazione dei racconti in un volume dedicato oltre alla messa in scena dei brani da parte di attori professionisti durante la manifestazione.

Come da tradizione il concorso Cortometraggi ha anche quest’anno la fortuna di avere una giuria formata da professionisti riconosciuti. Tre sono i nomi a cui spetterà il compito di decidere i vincitori del Festival per le sezione cortometraggi. In ordine rigorosamente alfabetico Cristiana Astori, scrittrice legata in maniera profonda alle atmosfere giallo-noir-horror; la critica cinematografica e giornalista Cecilia Ermini ed il regista ed autore Raffaele Picchio.

All’insegna della confluenza tra le arti che contraddistingue Interiora ad inaugurare il palco, il primo giorno di Festival, uno Spettacolo intermediale, diretto da Lino Strangis. Una “conduction multilinguistica” che allarga le sperimentazioni nel campo musicale ad una dimensione in cui si incontrano una varietà di linguaggi artistici e performativi. La performance proposta da C.A.R.M.A. aprirà anche la mostra di Arti Audiovisive che condurrà lo spettatore in un percorso multimediale rituale lungo lo spazio Factory del M.A.C.RO, dal 31 ottobre al 2 novembre.

La mostra si arricchirà del contributo di Mariano Baino, rinomato regista e artista multimediale italiano radicato a New York, che per l’occasione creerà un ambiente mixed media “ARS INFECTA: The Art Of Dark Waters”, in cui esibirà nuove opere e artworks del suo celebre film cult DARK WATERS.

Baino proietterà inoltre il giorno di Halloween, in Anteprima europea, il cortometraggio Lady M 5.1, diretto da Mariano Baino, con Coralina Cataldi-Tassoni nel ruolo principale di Lady Macbeth. Un dramma Shakespeariano di fantascienza sperimentale in cui Lady Macbeth è destinata a rivivere il suo momento più tragico in un ciclo senza fine per l’eternità sotto lo sguardo di una nuova forma di vita bio-meccanica. Baino e Cataldi-Tassoni saranno presenti per introdurre il film e partecipare in un Q&A con il pubblico.

Anticipazioni dal versante Musica, cuore pulsante di Interiora: se la prima serata sarà dedicata come da tradizione al metal più estremo, la seconda entrerà nel vivo del tema del Vaticinio, veggenza, predizione del futuro, stregoneria, accompagnati da note heavy psych e doom, e la terza chiuderà con band punk-hc e grind-core. La selezione, attraversando i meandri più oscuri della musica attuale, animerà il palco con tutta la potenza dei live che contraddistingue il Festival; palco che sarà condiviso anche con le Performance.

E per questa sezione possiamo svelare la partecipazione di Nicola Fornoni che presenterà la sua video performance “Rebirth”.

 

INFORMAZIONI

dal 31 ottobre al 2 novembre 2017

Spazio Factory al M.A.C.RO. Testaccio

Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma

dal 31 ottobre al 4 novembre 2017

Città dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo, Roma

Informazioni

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