Archivi tag: Vaticano

Il Vaticano e l’arte contemporanea

Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano ha recentemente inaugurato “Conciliazione 5”, un nuovo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea, situato in via della Conciliazione 5 a Roma. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo nell’impegno della Santa Sede verso l’arte contemporanea, dopo la partecipazione con un proprio padiglione alla Biennale di Venezia.

“Conciliazione 5” è concepito come una “galleria su strada”, accessibile al pubblico 24 ore su 24, sette giorni su sette, permettendo a pellegrini e turisti di fruire delle opere esposte in qualsiasi momento. La curatela per il 2025 è affidata a Cristiana Perrella, con una programmazione che prevede la commissione di progetti a diversi artisti internazionali sul tema della speranza.

La mostra inaugurale, intitolata “Oltre il muro – Regina Coeli, Roma”, è stata realizzata dall’artista cinese Yan Pei-Ming. L’esposizione presenta 27 ritratti di grandi dimensioni raffiguranti detenuti, personale penitenziario, un medico, un sacerdote e volontari del carcere romano di Regina Coeli. Questo progetto offre visibilità a una parte della società spesso ignorata, invitando il pubblico a riflettere sulla realtà carceraria e sul senso di comunità.

La scelta di una “vetrina” come spazio espositivo non è una novità assoluta a Roma; esistono precedenti come l'”Edicola di Notte” a Trastevere, ideata dall’artista H.H. Lim, che da decenni espone singole opere in uno spazio ridotto. Tuttavia, “Conciliazione 5” offre un ambiente più ampio e luminoso, eliminando la sensazione di claustrofobia e integrandosi nel contesto urbano.

È importante notare che la fruizione delle opere attraverso una vetrina può presentare alcune sfide, come i riflessi causati dalla luce solare. Pertanto, le opere possono essere apprezzate al meglio in giornate nuvolose o durante le ore serali e notturne, quando l’illuminazione artificiale riduce i riflessi e permette una visione più chiara delle opere esposte.

Con “Conciliazione 5”, il Vaticano dimostra la volontà di dialogare con l’arte contemporanea, offrendo uno spazio innovativo che stimola la riflessione su temi sociali e spirituali, e promuovendo un’interazione continua tra arte, fede e società. Con questa iniziativa, il Vaticano ribadisce il suo interesse per l’arte come strumento di riflessione e di apertura, in un percorso che continua a intrecciare spiritualità e creatività.

Le origini della cristianità

Per la prima volta, in seguito all’approfondimento degli studi e a delicate operazioni di restauro, è stata possibile una pregevole esposizione che favorisce una migliore conoscenza dell’arte cristiana delle origini.

Verso la fine del IV secolo, l’accresciuta consapevolezza della comunità ecclesiale romana viene implicitamente comunicata anche attraverso opere d’arte che celebrano il trionfo glorioso di Cristo.

In particolare, durante i pontificati di Damaso e Siricio (fra 366 e 399), la figura del Salvatore è protagonista di una serie di sarcofagi che prende il nome dalla raffigurazione centrale della guarigione del paralitico alla piscina di Betzatà o Bethesda in Gerusalemme (Gv 5, 1-18), presentata su un prezioso sfondo architettonico.

Attorno, si riconoscono altre scene evangeliche: la guarigione di due ciechi a Cafarnao (narrata unicamente in Mt 9, 27-31), la guarigione dell’emorroissa (cfr. Mt 9, 20-22 e paralleli), la chiamata di Zaccheo (cfr. Lc 19, 1-10) e, infine, l’ingresso di Gesù in Gerusalemme (cfr. Lc 19, 29-38 e paralleli).

L’insieme di queste scene compone un chiaro programma iconografico, nel quale la narrazione evangelica del Signore taumaturgo che percorre le strade della Galilea e della Giudea «beneficando e risanando tutti» (At 10, 38) si attualizza, per il fedele, nella “guarigione” dalla morte. L’evento salvifico è illustrato dalla figura del paralitico dormiente sul lettuccio, per cui giunge il “tempo favorevole” della risurrezione, evocato sul sarcofago dalla presenza della meridiana che affianca la persona di Gesù.

Questa tipologia di decorazione dei sarcofagi, ideata a Roma, conobbe una significativa diffusione sulle sponde del Mare nostrum, con l’esportazione soprattutto verso i centri della Gallia, della Penisola Iberica, sulla costa africana e in Italia, ad Ischia, dove un prezioso esemplare fin dal 1866 è stato murato in una parete del Palazzo Vescovile.

La recente fortunata opportunità del distacco del sarcofago ischitano (in vista di una sua futura musealizzazione) e del suo restauro, ha fatto nascere l’idea – condivisa generosamente dal Vescovo d’Ischia Mons. Pietro Lagnese con la Direzione dei Musei Vaticani, guidata da Barbara Jatta – di presentare il sarcofago in una esposizione che s’inaugura dapprima in Vaticano, per poi esser proposta anche al Museo Diocesano di Ischia a partire dalla primavera del 2020.

In mostra esso è eccezionalmente esposto a fianco di un altro dei rari sarcofagi di Bethesda giunti fino a noi ancora sostanzialmente integri, quello rinvenuto in Vaticano nei lavori per la costruzione della cinquecentesca Basilica di San Pietro, anch’esso intriso di storia e di percorsi antiquari, nonché oggetto di settecenteschi restauri e oggi vanto della raccolta di sarcofagi paleocristiani dei Musei Vaticani.

La loro esposizione congiunta consente finalmente di raffrontare dal vivo due esemplari del medesimo “tipo” e, contestualmente, di riflettere sul commercio di tali manufatti lungo le coste dell’Impero. Attraverso le rotte marittime, i “sarcofagi di Bethesda” non sono più solo tombe lussuose da esportare: le loro immagini suggellano il diffondersi di una nuova concezione cristiana della morte (il dies natalis) ed echeggiano l’annuncio dell’avvento del Salvatore, nel suo propagarsi «fino agli estremi confini» (At 1, 8) e nel richiamare «le isole più lontane» (Ger 31, 10) a far parte del nuovo Mondo cristiano.

In occasione della mostra, la generosa collaborazione della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, cui spetta la tutela delle catacombe cristiane d’Italia, consente eccezionalmente l’apertura al pubblico del Museo della Catacomba di Pretestato sulla Via Appia Pignatelli a Roma, dove i visitatori potranno ammirare un singolare esempio dei sarcofagi “di Bethesda con la fronte parzialmente occupata da una lunga iscrizione poetica (per informazioni: www.catacombeditalia.va). Quest’ultimo, non facilmente trasportabile, è rievocato in mostra attraverso una riproduzione fotografica al vero, così come un altro celebre esemplare della stessa tipologia, affisso fin dal Medioevo sulla facciata della Cattedrale di Tarragona, in Spagna.


TEMPO DIVINO
I Sarcofagi di Bethesda e l’avvento del Salvatore nel Mediterraneo antico
Dal 7 dicembre 2019 al 29 marzo 2020

Museo Pio Cristiano
Musei Vaticani

A cura di Umberto Utro e Alessandro Vella (Musei Vaticani) con la collaborazione di Don Emanuel Monte (Museo Diocesano di Ischia)

Con il patrocinio dell’Istituto Patristico Augustinianum
nell’ambito dei cui “Incontri di studiosi delle Antichità Cristiane” il tema è stato per la prima volta presentato.